di Leonard Berberi

L’allarme su una possibile carenza di carburante dovuta alla chiusura dello stretto di Hormuz ha provocato un immediato crollo delle prenotazioni. E oggi? Le contromosse delle campagnie aeree, il doppio scenario, le mete che cambiano, l’aumento medio delle tariffe del 10%. E gli esperti che concordano su un punto: il peggio, in termini di impatto economico, non è ancora arrivato

A metà aprile, Fatih Birol — uno non certo noto al grande pubblico, finora — ha suonato il campanello d’allarme. «Se non riusciamo ad aprire lo Stretto di Hormuz, presto sentiremo la notizia che alcuni voli da una città all’altra potrebbero essere cancellati per mancanza di carburante per gli aerei», ha detto il direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia. «Forse l’Europa ha ancora sei settimane di jet fuel». Cioè inizio giugno. Con l’estate alle porte. Quella dichiarazione ha mandato in tilt i centri operativi di quasi tutte le compagnie aeree europee. Perché per giorni milioni di persone (e famiglie) — con prenotazioni già pagate, valigie (mentalmente) preparate e una gran voglia di staccare dalle incombenze quotidiane e da un inverno a molti sembrato infinito — si sono poste una sola domanda: ci sarà cherosene per i voli?«Guardi qui cosa succede dalla sera del 16 aprile (il giorno delle dichiarazioni di Birol, ndr)», spiega al settimanale 7 il direttore commerciale di una delle principali compagnie low cost d’Europa. «Le curve delle prenotazioni cumulative su centinaia di collegamenti diventano piatte: significa che le persone hanno smesso di comprare i voli, hanno sospeso i loro piani per l’estate». Non esagera. Per diversi giorni le linee restano quasi perfettamente orizzontali. E giorno dopo giorno aumenta la forbice con altre due curve: quella delle prenotazioni attese e quella degli acquisti dello stesso periodo di un anno fa. La situazione inizia a migliorare timidamente a inizio maggio. «Ma abbiamo perso decine di milioni di euro di ricavi che difficilmente recupereremo, se non alzando il costo medio della tariffa».