IL FESTIVAL. Sei i concerti dal 18 settembre al 23 ottobre nel segno della versatilità. Il via con Wayne Marshall, maestro dell’improvvisazione. Il 9 ottobre Niklas Jahn suonerà ispirandosi a una tela. Galessi: creano empatia col pubblico.

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La nuova parola d’ordine è «versatilità». Il Festival organistico internazionale «Città di Bergamo» ha iniziato a scoprire le carte. Venerdì sera nella chiesa di San Bartolomeo e Stefano, nel corso della serata dedicata a Vincenzo Petrali - musicista irrequieto e «bergamasco» d’adozione - il direttore artistico del Festival Fabio Galessi ha presentato i magnifici sei concerti che terranno banco dal 18 settembre al 23 ottobre (tutti a ingresso libero) negli ormai consueti luoghi e organi della città.

Come manifesto potrebbe bastar da solo il protagonista dell’inaugurazione in Cattedrale (18 settembre), l’inglese Wayne Marshall, che concentra in se stesso la definizione per la XXXIV edizione: «Riunione di personaggi dalle mille sfaccettature», come diceva Galessi. La proposta è in collaborazione diretta, per la prima volta, con Bergamo Jazz Festival della Fondazione Teatro Donizetti. Marshall, direttore d’orchestra, pianista e organista - suo strumento d’origine - «è specialista del Novecento, con un amore spiccato per il jazz e l’improvvisazione» spiegava Galessi. La seconda parte della serata proporrà un’intera sinfonia jazz con temi proposti dal pubblico. Quasi a dire che l’improvvisazione torna alla «casa madre», quella degli strumenti a tastiera fin dal Rinascimento e dal Barocco, estendendosi fino a quella che oggi viene considerata l’ambito d’elezione dell’improvvisazione, ossia il jazz. Il direttore artistico ha precisato che il filo rosso quest’anno si può chiamare «versatilità», anche se, ha poi aggiunto, nella sostanza quella dimensione duttile, flessibile e multiforme della musica per organo, fatta di approcci estemporanei e di disciplina ferrea, è una prerogativa che la kermesse ha avuto fin dalla sua prima edizione. E - ha precisato - quest’anno come in passato «abbiamo cercato musicisti capaci di creare empatia col pubblico, non solo organisti».