CONSELVE (PADOVA) - «Quarant'anni di un Sì che ha donato vita»: sono Marisa Barchi e Antonio Gobbato, di Conselve, i vincitori del 50esimo Premio Nazionale della Bontà di Sant' Antonio, bandito da mezzo secolo dall'Arciconfraternita del Santo. Marisa e Antonio sono i genitori della piccola Francesca, di 8 anni, che esattamente 40 anni fa nel 1986 donarono il cuore della loro piccola per il primo trapianto cardiaco pediatrico in Italia.
IL RICORDO «Erano i primi giorni del 1986, durante le vacanze natalizie, quando Francesca fu colpita da un improvviso malore» racconta Marisa. «Eravamo per qualche giorno a Canal San Bovo, in Trentino, e subito allertammo la guardia medica. Venne un giovane dottore, che poi sapemmo essere il professor Gino Gerosa, poi direttore del Gallucci e ora assessore regionale alla sanità: ci accompagnò con l'ambulanza all'ospedale di Feltre, dove i sanitaridiagnosticarono emorragia cerebrale. Francesca fu trasferita presso la neurochirurgia di Treviso per tentare ogni possibile cura». Purtroppo non ci fu modo di salvarla.LA SCELTA I medici, però, quella notte posero anche una domanda speciale, inattesa, straordinariamente gravosa per chiunque: «A Roma ci sarebbe una bimba che avrebbe bisogno di un cuore sano, siete disponibili a donare il cuore di vostra figlia Francesca? E la nostra risposta fu immediata e fu un sì» aggiunge papà Antonio. Così la sera del 5 gennaio 1986, presso l'Ospedale di Treviso, un'équipe guidata dal prof. Michele Toscano del Policlinico Umberto I di Roma prelevò il cuore di Francesca che, trasportato con un volo dell'Aeronautica Militare nella capitale, fu immediatamente trapiantato all'altra bambina di 7 anni, Moira Caradonna. Fu il primo trapianto di cuore da bambino a bambino in Italia. Moira visse 22 anni, 7 mesi e 9 giorni con il cuore di Francesca, crescendo, studiando, vivendo grazie a quel «Sì». Oltre al cuore anche i reni furono trapiantati ad un giovane donna di Belluno, salvando un'altra vita.I LEGAMI Dal dolore improvviso e inimmaginabile dei genitori Antonio e Marisa nacque un gesto straordinario di altruismo, che ha fatto la storia della medicina e che ancora oggi rappresenta un esempio di generosità e amore universale. Antonio Gobbato, che è stato poi per molti anni tra il 1990 e il 2004 sindaco di Terrassa Padovana, dove era anche insegnante, con Marisa e il figlio primogenito Lucio, hanno frequentato periodicamente i genitori di Moira Caradonna: «Loro sono Testimoni di Geova, ma nonostante i limiti alle trasfusioni di sangue, ci dissero che avevano scelto la vita per la loro figliola, a quel tempo anche noi peraltro trovammo più di qualche critica sulla scelta di autorizzare l'espianto, ma crediamo che sia stata la scelta più giusta, sapere che Francesca continuava a vivere in Moira e Gabriella, la donna di Belluno che pure abbiamo sentito spesso», concludono Marisa e Antonio. Il Premio della Bontà si compone anche di una parte concorsuale riservata a tutte le Scuole di ogni ordine e grado della Penisola. La serata di premiazione è in programma per sabato 6 giugno sul sagrato della Basilica del Santo.









