In vista dei Mondiali 2026, Donald Trump ha imposto durissime limitazioni diplomatiche alla nazionale dell’Iran, che a causa della guerra in corso potrà rimanere negli Usa per un massimo di 24 ore. Oltre all’obbligo di rientrare in Messico subito dopo i novanta minuti di gioco, la selezione di Teheran deve fare i conti con il rifiuto dei visti d’ingresso americani per quattordici membri chiave del proprio staff dirigenziale.

Mondiali 2026, Trump pone restrizioni sul visto all'Iran

I problemi causati dalla guerra

Le polemiche extra-sportive

Mondiali 2026, Trump pone restrizioni sul visto all’IranLa nazionale di calcio dell’Iran affronterà misure restrittive senza precedenti durante i Mondiali 2026. Le autorità governative degli Usa hanno stabilito che la delegazione di Teheran potrà mettere piede sul suolo americano esclusivamente il giorno delle partite e dovrà abbandonare il Paese poche ore dopo il fischio finale, concentrando l’intera permanenza nell’arco di appena 24 ore.L’ambasciatore iraniano in Messico, Abolfazl Pasandideh, ha confermato che la squadra è già stata informata dei rigidi vincoli orari. L’ingresso avverrà la mattina della gara con ripartenza immediata la notte stessa.ANSAMondiali 2026: a causa della guerra, l'amministrazione Trump permetterà alla nazionale dell'Iran di restare negli Usa solo per 24 oreA causa del conflitto in corso e delle forti tensioni diplomatiche con Washington, la federazione asiatica ha dovuto stravolgere i propri piani logistici, spostando il quartier generale del ritiro da Tucson, in Arizona, alla città messicana di Tijuana, situata a ridosso del confine, dal quale i calciatori decolleranno o viaggeranno per disputare i match del girone a Los Angeles e Seattle.I problemi causati dalla guerraIl cammino della selezione verso il torneo è stato pesantemente ostacolato dai problemi burocratici legati al rilascio dei visti d’ingresso per l’entourage della squadra.Sebbene l’amministrazione guidata da Donald Trump abbia concesso il via libera ai giocatori e allo staff tecnico di prima necessità, i funzionari statunitensi hanno negato il permesso d’accesso a ben 14 membri della delegazione, compresi dirigenti apicali, consiglieri tecnici ed esecutivi.