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A partire dal prossimo 1° novembre l’Armenia modificherà i suoi timbri ufficiali (per esempio quelli usati per i passaporti) per eliminare l’immagine del monte Ararat, che da secoli è considerato un simbolo nazionale. La decisione non avrà grosse conseguenze pratiche, ma il governo del primo ministro Nikol Pashinyan lo fa per eliminare un possibile motivo di scontro con il vicino Azerbaigian, suo storico rivale.
Il problema dell’Ararat, un imponente massiccio di 5.137 metri, è che non è in Armenia ma in Turchia, un alleato molto stretto e molto potente dell’Azerbaigian: vari politici turchi e azeri hanno equiparato la sua presenza sui simboli ufficiali armeni a una rivendicazione territoriale, e da tempo fanno pressioni sul governo armeno per chiedere che venga tolto. Dall’ultima guerra tra Armenia e Azerbaigian, finita nel 2023, Pashinyan sta facendo varie concessioni agli azeri e ai loro alleati, per provare a normalizzare i rapporti ed evitare nuovi scontri.
In Armenia però l’Ararat è dappertutto: è sullo stemma ufficiale del paese (ed era anche su quello della Repubblica socialista sovietica di Armenia, quando faceva parte dell’Unione Sovietica); dà il nome a noti marchi di birra e sigarette; è sulle calamite e sulle cartoline che si trovano nei mercatini per turisti, ed è anche un nome maschile molto comune. Anche la capitale Yerevan è stata progettata (con l’ultimo piano urbanistico, del 1924) come una sorta di balconata che affaccia sulla montagna, che con buone condizioni meteorologiche è visibile da molti punti panoramici. È inoltre considerato sacro dalla tradizione popolare, e oggetto di tantissimi poemi e dipinti di artisti armeni.






