Il progettista catalano trasformò l’impianto gotico in un tempio in dialogo con la natura. Con al vertice l’Agnello di Diodi Giuseppe Frangidomenica 7 giugno 20264' di lettura La Sagrada Familla è un colossale paradosso di pietra. È probabilmente la chiesa più visitata del mondo e anche il più popolare polo d’attrazione di una città come Barcellona, una capitale che però è ultra secolarizzata, dove se c’è una fede è quella per la movida.Con i suoi 172 metri che ne fanno la chiesa più alta del mondo svetta quindi su un contesto che non ha quasi più nulla a che vedere con i valori che vuole rappresentare. Per quante ne abbia tutte le fattezze non si può chiamarla neanche cattedrale, perché la cattedra dell’Arcivescovo della capitale catalana è rimasta sotto le volte gotiche di Santa Creu i Santa Eulalia.

A proposito di gotico, un altro paradosso è di chi la ritiene l’ultima grande chiesa gotica d’Europa. Non è così: il grande architetto Antoni Gaudí quando nel 1883, a soli 31 anni, si assunse la responsabilità del cantiere appena avviato, si era trovato tra le mani un progetto decisamente anacronistico: il suo collega Francisco de Paula del Villar y Lozano aveva immaginato una grande chiesa neogotica con tanto di contrafforti esterni.Gaudí con uno scartamento geniale non aveva cancellato l’apparenza ma ne aveva cambiato radicalmente la sostanza. Aveva trasformato l’impianto gotico in un impianto in cui a far da guida è la natura con le leggi imperscrutabili della sua geometrie. Giustamente qualcuno ha detto che la Sagrada Familla è come una foresta, non solo perché non finisce mai di crescere e di proliferare (il cantiere è aperto da oltre 140 anni), ma proprio per avere una fisionomia vitalistica che l’apparenta a una natura vegetale.PARADOSSI In questo si consuma un altro dei suoi paradossi: concepita nell’alveo di un cattolicesimo conservatore e identitario, s’è fatta forma genialmente sincretistica in cui la relazione, o meglio, l’apparentamento con la natura gioca un ruolo sostanziale. Gaudí aveva infatti riscontrato che in natura erano presenti infiniti esempi di modelli architettonici, come i giunchi, le canne e le ossa. Era arrivato alla certezza che non esistesse struttura portante migliore che il tronco di un albero o lo scheletro umano. Queste forme, funzionali ed estetiche, sono state usate dal grande architetto con grande saggezza, riuscendo ad adattare il linguaggio della natura alle forme strutturali dell’architettura. Ad esempio ha assimilato la forma elicoidale al movimento e quella iperboloidale alla luce. Le colonne assomigliano in tutto per tutto a tronchi di alberi, che si ramificano via via per spartire il peso delle volte; sono inclinate per distribuire meglio la pressione perpendicolare alla loro sezione.