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Il quarto Viaggio Apostolico di Leone XIV è iniziato ieri mattina, stavolta la destinazione è il Regno di Spagna. Le differenze rispetto al suo immediato predecessore sono evidenti: Bergoglio preferiva le periferie del mondo e non ha mai amato recarsi nelle grandi capitali europee, Prevost ha invece deciso di riconoscere fin da subito la dovuta attenzione al Vecchio Continente (dopo l’estate andrà anche a Parigi e Lourdes), quell’Europa che nei dodici anni precedenti alla sua elezione era stata messa da parte e quasi snobbata dal pontefice argentino. Il Papa si è imbarcato di buon mattino sul volo messo come sempre a disposizione da Ita e alle 10.30 era già su suolo spagnolo, accolto dal Re Felipe VI, dalla Regina consorte Letizia e dal premier Pedro Sanchez, ricevuto in Vaticano non più tardi di una decina di giorni fa. A seguire, come prima tappa di questo viaggio che lo terrà distante da Roma fino al 12 giugno, si è recato a rendere omaggio ai sovrani nel Palacio Real di Madrid, accolto da due ali di folla.

Anche l’accoglienza ufficiale ha segnato un netto cambio di passo e di protocollo rispetto al recente passato, tornando ad essere quella da sempre riservata al sommo pontefice che, è sempre bene non dimenticarlo, è tutt’oggi un sovrano, seppur regnante sul più piccolo Stato del pianeta. Sul volo che dall’aeroporto di Fiumicino l’ha portato in terra spagnola, Leone ha voluto incontrare, come di consueto, i giornalisti al seguito e ha risposto senza remore alle numerose domande che i reporter di tutto il mondo gli hanno rivolto. Si è parlato di tutto, dal calcio «ai mondiali tiferò Stati Uniti», alla politica internazionale, con particolare attenzione ai conflitti tutt’ora irrisolti in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina. Sulla guerra in Iran il pontefice ha sottolineato come a suo avviso questa non sia «giusta», mentre sul mancato incontro tra Putin e Zelenzky paventato nei giorni scorsi e infine rifiutato dal presidente russo Leone XIV ha detto di «essere preoccupato per la situazione che sembra andare peggiorando», evidenziando come «adesso anche negli Stati Uniti alcuni vogliono dare il loro appoggio» e che «dopo quattro anni è giunta l’ora di trovare una soluzione».