Rivoluzione nella comunicazione Vaticana: via la vecchia struttura «cencelliana». A capo del network della Santa Sede arriva Alvarado, scuola Usa

a

Tra una nuotata a Castel Gandolfo, una cavalcata e una partita a tennis, Leone XVI ha appena piazzato una delle mosse più significative del suo pontificato: affidare la comunicazione della Santa Sede a Maria Montserrat Alvarado, manager cresciuta alla scuola di EWTN, il più grande network mediatico cattolico del mondo fondato da Madre Angelica, la suora di clausura che, come Steve Jobs, partì da un garage per costruire un impero.

Una scena di pochi giorni fa aiuta a capire perché. Durante l’Assemblea generale della Cei, i vescovi diretti verso l’aula del Sinodo sono stati accolti da un gigantesco totem luminoso. Più un aeroporto internazionale che un luogo di riflessione spirituale.

Scorrevano numeri impressionanti: centonovantuno testate, centocinquantasette editori, centinaia di migliaia di copie diffuse e milioni di lettori. Una professione di fede statistica che oggi assomiglia soprattutto all’anticipazione di un «de profundis» della lunga stagione della comunicazione ecclesiastica italiana firmata dal trio Ruffini, Tornielli, Bruni: il primo giubilato, gli altri due in uscita.