Emanuele Pignatiello resta alla guida della Croce Rossa di Forlì fino al 2030: dopo l’esperienza da commissario, il 27 maggio è stato eletto come presidente della stessa associazione. E si pone così come figura chiave di una realtà strategica nel mondo della sanità, della solidarietà, della Protezione civile, che dal 2024 ha vissuto difficoltà economiche. E non solo.

Pignatiello, si è proposto come presidente per continuare il lavoro fatto? "Sicuramente la stabilità è importante. È il motivo principale per cui sono rimasto: non era il momento di cambiare o di inserire persone nuove. Quello che si è fatto, va mantenuto, va seguito sapendo già come muoversi. Va rafforzato tutto il lavoro fatto tra collaboratori, consulenti, personale tecnico, avvocati, commercialisti, revisori dei conti, che ora sono tre, per dare maggiore garanzia".

Perché, allora, da Roma non hanno prorogato il commissariamento? "Questa è una società di volontariato e deve avere un suo organo eletto democraticamente: anche se ancora le cose non sono tutte definite nei minimi dettagli, era ora di tornare a una giusta elezione democratica".

A chi è affidata la Croce Rossa forlivese, insieme a lei? "La lista era unica: un presidente, tre consiglieri e un consigliere giovane, che votano solo coloro che hanno dai 14 ai 32 anni. Con me ci sono Marco Bussi di Santa Sofia, poi i forlivesi Maria Giulia Tassinari, vicepresidente, Sabatino Crescenzo e Giorgia Fabbri".