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C’è un filo sottile ma non per questo debole, fragile, tra l’aggressione subìta, la notte dello scorso 30 maggio, da una dottoressa nel pronto soccorso pediatrico e la nota per l’apertura di un confronto inviata ai vertici dell’Azienda ospedaliera dell’Annunziata dai rappresentanti sindacali della Cisl Fp, della Fials e del Nursing Up. La misura è ormai colma e il personale medico non può più essere esposto alla berlina dei facinorosi di turno.

La tensione che si respira nell’Unità operativa complessa e nel pronto soccorso pediatrico – anche a causa delle intemperanze dei famigliari dei piccoli pazienti – secondo i rappresentanti delle tre sigle sindacali (Giuseppe Bonasso, Umberto Silvagni e Andrea De Cicco) sarebbero da addebitare (anche) «alle condizioni in cui il personale sanitario è chiamato a operare».

L’aggressione e la condizione lavorativa del personale medico rappresentano, se messe in relazione, le due facce della medesima medaglia e riflettono una luce sinistra e opaca sul tema della sicurezza (non è la prima volta che medici e infermieri dell’Annunziata vengano presi di mira, vengano offesi e aggrediti) e sull’organizzazione dei servizi assistenziali.