La 19enne è stata espulsa dagli Usa nonostante l'intervento di un giudice. La sua storia racconta come sta cambiando la macchina delle deportazioni nell'America di Trump

«Proprio quando pensavo di aver realizzato il sogno mio e dei miei genitori, me l’hanno portato via». Any Lucia Lopez Belloza, 19 anni, parla a Open dall’Honduras – il Paese dove è stata deportata sei mesi fa dall’amministrazione Trump. «Ogni giorno che passo qui capisco perché mia mamma e mio padre sono emigrati in America: volevano un futuro, un lavoro normale, un’istruzione». Studentessa al primo anno del prestigioso Babson College, Any è stata fermata dall’ICE, la polizia che si occupa di applicare le leggi dell’immigrazione, all’aeroporto di Boston a fine novembre mentre era pronta a raggiungere la sua famiglia in Texas per la Festa del Ringraziamento. La ragazza viene fermata all’imbarco del volo per un presunto ordine di espulsione risalente a molti anni prima: un documento – assicurano gli avvocati – che non era mai stato notificato alla famiglia.

La storia di Any è simile a quella di tanti immigrati presi di mira dall’amministrazione Trump da quando il presidente è tornato alla Casa Bianca: l’arrivo in America da bambina, una richiesta di asilo, e anni di quel limbo giuridico che – durante le precedenti amministrazioni – ha permesso a milioni di immigrati negli Usa di lavorare, pagare le tasse, comprare casa, frequentare scuole e università. Una cittadinanza di fatto che oggi fa i conti con quella che la docente Jacqueline Bhabha, tra le maggiori esperte di migrazioni, chiama «la drammatica frattura tra l’appartenenza legale e tutte le altre forme di appartenenza: sociale, emotiva e culturale».