"Non basta respingere due container. La verità è che dal Porto di Ravenna passa di tutto e occorre fermare il commercio con Israele, anche per le derrate dual use e non solo per le armi vere e proprie". Gianfranco Santini, referente per l’assemblea di Ravena di Potere al Popolo spiega il senso "dell’iniziativa politica contro la guerra promossa dagli Stati Uniti e dal governo israeliano e contro il genocidio in corso nei confronti del popolo palestinese" che è sfociata nella raccolta di 425 firme racchiuse in una petizione che è stata consegnata ieri mattina in Comune.
"Adesso verrà protocollata e poi – spiega Marisa Iannucci, candidata sindaco di Ravenna nella scorsa campagna elettorale per le formazioni di estrema sinistra – conto che se ne possa discutere in Consiglio comunale". L’idea di base è quella che occorre passare dalle parole ai fatti e bloccare realmente i commerci con Israele così come si è fatto con la Russia e con il Sudafrica ai tempi dell’apartheid.
"La Sapir ha modificato il suo codice etico – spiega Santini - e qualcosa potrebbe cambiare. Il fatto è che oggi si continua a commerciare con Israele, specie con i materiali dual use che sono civili ma possono essere usati per apparecchiature militari. Dobbiamo intervenire seriamente e serve un fermo totale dei traffici. E anche l’Ausl Romagna deve subito bloccare gli acquisti di materiali a marchio Teva di provenienza israeliana". Infatti, secondo Potere al Popolo, le responsabilità non si fermano al livello nazionale. "Esse riguardano – spiegano Santini e Iannucci - anche le istituzioni locali, a partire dalle ambiguità e dalle contraddizioni del centrosinistra che governa il Comune di Ravenna e la Regione Emilia-Romagna. A Ravenna tali contraddizioni sono evidenti. Lo dimostrano il ruolo del porto nelle catene logistiche che movimentano armamenti, esplosivi e materiali dual use, il progetto Undersec e i rapporti intrattenuti dalla Ausl Romagna con la multinazionale farmaceutica israeliana Teva".






