A guardarlo da dietro l’inferriata, bisogna ammettere che l’asilo costruito in fondo a via Santina Campana, sulle colline di Pescara, è proprio bellino, con i suoi volumi proporzionati, coloratissimi, ben inquadrati dal piccolo giardino. Peccato che a quasi due anni dalla conclusione dei lavori sia ancora completamente spoglio e sbarrato al pubblico, come accade agli altri nidi finanziati dalla Missione 4 del Pnrr nel capoluogo costiero più popoloso d’Abruzzo. Che la misura del Next Generation EU destinata a potenziare i servizi per la prima infanzia presentasse qualche problema lo avevano segnalato in molti: vincolando le risorse all’edificazione materiale degli spazi, senza affrontare il nodo degli arredi e del personale atto a garantirne il funzionamento, non si sarebbe rischiato di disseminare il paese di scatole vuote? Qui a Pescara l’amministrazione giura che i nuovi nidi apriranno a settembre, ma a tre mesi dalla fatidica data non un euro è stato ancora messo a bilancio. Il sospetto, denunciano le opposizioni, è che i nuovi spazi vengano di fatto regalati ai privati: una politica nata per ampliare e rendere più inclusiva l’offerta si tradurrebbe così nel suo opposto, con lo smantellamento del sistema pubblico e il conseguente aumento dei costi.