Panettiere

La cattolicissima Spagna ha il profilo dell’inchino devoto del re Felipe VI e della regina Letizia a Leone XIV, al suo arrivo nel Palazzo reale di Madrid. Lei, 53 anni, stretti in un sinuoso abito di pizzo bianco a voler sfoggiare il privilegio del candore che il protocollo vaticano concede alle sole sovrane cattoliche, così come fece Charlène di Monaco, a marzo; lui, 58enne, impeccabile in un vestito sartoriale impreziosito da una cravatta a righe dorate. Suggella l’atmosfera sospesa, fuori dal tempo la mozzetta rosso chiaro a cui il Papa non rinuncia mai negli appuntamenti ufficiali. La magia è reale, in entrambi i sensi. Ma Prevost è il primo a non cedere a facili illusioni. Sa che cosa si muove nella società iberica fuori dal rigore del Palacio de Oriente. La fede ritrova ascolto nel cuore delle nuove generazioni (il 45% si dice cattolico contro il 31,6% del 2020), ma l’epoca della cristianità è finita da tempo in Spagna dove il Pontefice resterà fino a venerdì. Confermerà, incoraggerà e ispirerà i credenti alla fedeltà al Vangelo prima a Madrid, poi a Barcellona, città in cui benedirà la Sagrada Familia, finalmente ultimata, e alle Canarie.

"Sono molto contento dei resoconti che ricevo sull’aumento delle conversioni", confida ai giornalisti durante il volo che riporta in Spagna un altro Pontefice dopo il bavarese Benedetto XVI nel 2011. Tuttavia, "se i giovani si trovassero di fronte alla domanda: vogliono vedere Bad Bunny o il Papa – l’ironia di Leone XIV cade sulla concomitanza fra la sua visita nel Paese e gli show della star portoricana –, credo che molti sceglierebbero Bad Bunny. Ma penso che ci saranno anche alcuni qui per vedere il Papa".