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L’ingresso del porto di Porto San Giorgio

Lui è un anziano ipovedente che non riesce più a leggere, ma il suo consulente bancario gli fa firmare un contratto che dice essere una polizza assicurativa da un milione e 250 mila euro, che in realtà è una sorta di prodotto finanziario speculativo per il quale alla fine perde centinaia di migliaia di euro. È la drammatica storia di T.E., un 74enne di Porto San Giorgio originario di Grottazzolina, che rischia di veder sfumare i risparmi di una vita e che, tramite la figlia, si è rivolto al legale di famiglia, l’avvocato Francesca Mariotti, per ottenere giustizia. Da qualche anno, assistito dalla figlia, intrattiene la maggior parte dei suoi rapporti bancari con un istituto di credito che ha una filiale a Porto San Giorgio. I dipendenti sono ormai divenuti suoi amici, in particolare il consulente finanziario. Nel 2021, però, la fiducia viene tradita: il consulente si reca a casa sua e gli propone due polizze vita che, a suo dire, garantiscono che il capitale versato non andrà mai perso. T.E. si fida a tal punto da sottoscriverle versando in un’unica soluzione ben 1.250.000 euro. Ciò che l’anziano non sa, perché il consulente glielo ha taciuto e perché non è in grado di leggere, è che in realtà le polizze sottoscritte non sono un prodotto assicurativo, ma un prodotto finanziario altamente speculativo: le cosiddette polizze unit linked, ove il premio versato viene investito in indici azionari, mercati emergenti che non garantiscono, quindi, la restituzione del capitale versato. Solo nel 2024 la figlia dell’anziano, nell’assistere il padre nella richiesta di rendicontazione dei prodotti trattati dalla banca, viene a sapere dell’esistenza delle due polizze, ma soprattutto dell’ingente perdita di denaro ad esse correlato: circa 200.000 euro in meno di 3 anni e mezzo. La figlia di T.E. affronta a quel punto i dirigenti della banca i quali, messi alle strette, non possono che riconoscere le perdite subite dal cliente. Anziché offrirgli il risarcimento dovuto, però, propongono al malcapitato altri investimenti negoziati dall’istituto di credito, con la promessa di accordare un bonus di entrata. E non solo: pur riconoscendo le perdite subite dal cliente, tentano di minimizzarle, assumendo che nel corso dei tre anni, T.E. avrebbe comunque introitato delle “cedole”. L’anziano, però, con l’aiuto della figlia e non riponendo più alcuna fiducia nei funzionari dell’istituto di credito, contatta un perito esperto in materia bancaria che, esaminati i documenti, rileva che, dato l’andamento sempre negativo dell’investimento proposto, ciò che periodicamente veniva liquidato all’ignaro investitore non erano cedole di interessi, ma semplicemente parte della somma che aveva versato. "Siamo di fronte a condotte gravissime – spiega la figlia del 74enne ipovedente – per le quali oltre all’azione civile, con il nostro legale abbiamo anche presentato denuncia e querela in Procura". Fabio Castori