MONTEBELLUNA (TREVISO) - Oltre ai ladri, in piazza Internati entrano in azione anche i vandali. Negli ultimi giorni, nella piazza privata del suo monumento, si somma uno scempio all’altro. Dopo che la scorsa settimana ignoti hanno rubato la statua dedicata agli internati e alcune delle colombe poste ai suoi piedi, domenica sera qualcuno ha ben pensato di andare oltre. Delle tre bandiere esposte sulla piazza - quella italiana, quella dell’Unione Europea e quella della Regione - solo quest’ultima è rimasta in piedi. Le altre sono state fatte scivolare a terra. Per quanto riguarda il monumento, invece, le indagini sono ancora in corso: polizia e carabinieri stanno lavorando assieme per risalire al responsabile.

I danni Un vandalismo assolutamente da condannare, fra l’altro in corrispondenza del 2 giugno. «Probabilmente - dice Marina Sernaglia, montebellunese che abita nella zona e molto attenta alla memoria storica della città, in particolare della Chiesa vecchia - si tratta di ragazzi che trascorrono le serate, dopo le 22, seduti a mangiare pizze d’asporto e a bere, e che spesso si rendono protagonisti di vandalismi». Come questo, che aggiunge oltraggio a oltraggio. Intanto si ipotizza che, se la statua non dovesse essere ritrovata, venga organizzata una colletta per ricomprarla. L’idea è stata di Giovanni Mondin, consigliere comunale e alpino. Il sindaco Adalberto Bordin, dal canto suo, aggiunge: «In questo caso sarei senza dubbio il primo sottoscrittore». Anche perché il gesto rappresenta una ferita enorme per tutti. Chi, per esempio, ha avuto un genitore che ha vissuto quell’esperienza, come Carlo Taborra, afferma: «Provo incredulità, indignazione e tanta rabbia - dice - mi auguro riescano a risalire ai colpevoli».Il ricordo Il ricordo va ovviamente al padre Angelo, sulla cui esperienza lo storico Lucio De Bortoli scrisse un libro. «Ci deve essere una sorta di “dannazione” - commenta De Bortoli. - Il furto si è verificato, peraltro, accanto all’antico camposanto, oggetto per lunghi decenni, nel secondo dopoguerra in particolare, di furti, scassi e prelievi “funzionali” del corredo lapideo di lapidi e tombe. A costoro val la pena di leggere cosa scrisse (profeticamente) Angelo Taborra una volta ritornato a casa: “I primi contatti con la vita borghese furono per me molto duri; mai avrei creduto di trovare così poca comprensione in chi era rimasto. Questo trattamento al nostro ritorno non ce lo aspettavamo di certo, né io né i miei compagni di prigionia quando languivamo nei campi della morte”». E De Bortoli chiude: «I 214 ex internati militari montebellunesi e i 14 deceduti vi guardano: imbecilli!». Anche perché memoria si unisce a memoria. Per esempio quella di Tony Gajo, che fu tra coloro che si adoperarono perché il monumento venisse realizzato nel 1990 dallo scultore Gino Selvestrel e che nel 2019 tuonò contro le sue condizioni, prima del successivo intervento degli alpini, che ne ripristinarono il decoro. Fino al furto.