A partire dalla sera del 3 giugno, a tutte le motociclette di cilindrata superiore ai 125cc è vietata la circolazione in tutto il territorio del Mali. La circolazione delle moto è permessa, di giorno, soltanto nel distretto di Bamako, nei capoluoghi di regione, di distretto e di sottodistretto.

POCO PIÙ DI UN MESE DOPO l’attacco multiplo del 25 aprile, condotto dai jihadisti del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Jnim) alleatisi per l’occasione con i ribelli tuareg del Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), la risposta del dispositivo di sicurezza governativo è di questo tenore: eliminare le moto dalle strade. E poco altro: da un mese circa imperversano nuove campagne militari che la propaganda delle Forze Armate racconta come formidabili successi sul campo e, il 4 giugno, il governo di Bamako ha annunciato una ricompensa per chiunque fornisca informazioni «affidabili, pertinenti e utilizzabili» che consentano l’individuazione o l’arresto di alcuni leader jihadisti e ribelli: tra loro c’è l’emiro del Jnim, Iyhad Ag Ghali (su cui ora pende una taglia da 2 miliardi di franchi Cfa, circa 3 milioni di euro) ma non solo. Ci sono Amadou Kouffa, numero due del Jnim e capo di Katiba Macina, e Abdoulaye Mamoudou Bakaye Diallo detto Nampala, Alghabass Ag Intalla e Bilal Ag Achérif, rispettivamente responsabile e segretario generale dell’Fla. Taglie che si sommano alle sanzioni finanziarie contro Oumar Mariko, Étienne Fakaba Sissoko e tutto il Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), annunciate pochi giorni fa.