Dopo le critiche piovute dalla maggioranza che in teoria lo sostiene, l’intervento del ministro della salute Orazio Schillaci era uno dei più attesi alla Festa dell’Innovazione di Venezia. La partecipazione del ministro alla kermesse organizzata dal Foglio è durata solo diciotto minuti, ma sono bastati per rispondere al malcontento interno e per aprire un fronte di scontro internazionale, sperando che la minaccia esterna restituisca coesione alle truppe.
IL PUNTO CALDO era la riforma della medicina territoriale, che per far funzionare le Case di comunità richiede l’istituzione dei medici di famiglia pubblici (oggi sono liberi professionisti). La levata di scudi dei medici gelosi della loro indipendenza ha indotto FdI, Lega e Forza Italia a prendere le distanze dal ministro. Addirittura a «commissariarlo» come si dice dall’opposizione.
Schillaci a Venezia si è detto ottimista. «Troveremo una quadra» pronostica. «Il contratto non è un tema che mi appassiona». Non ha spiegato però come intende convincere dei lavoratori autonomi abituati allo studio privato a timbrare il cartellino nelle case di comunità.
Poi però ha parlato della crisi della figura del medico di medicina generale. «I concorsi vanno deserti» ha detto, riprendendo una criticità sollevata anche dal severo report dell’Unione europea sull’Italia di tre giorni fa. «Oggi un giovane può scegliere tra tante specializzazioni di livello universitario, o fare il medico di medicina generale con un corso regionale pagato molto di meno».








