Scaricato dai meloniani Nuovo scontro tra il ministro e il sottosegretario Gemmato. Al centro della contesa: il destino delle 1400 case di comunità

Il tempo per l’ottimismo di facciata è scaduto, adesso è il momento degli stracci. Ne volano parecchi al ministero della salute dopo i rumors sul fuoco amico pilotato dal sottosegretario meloniano Marcello Gemmato contro le riforme promosse dal ministro Orazio Schillaci. Al centro del contendere, riporta la Repubblica, c’è la riorganizzazione delle cure primarie e il destino delle 1400 case di comunità sparse sul territorio, un’eredità del predecessore Roberto Speranza. Le mura ci sono, grazie ai soldi del Pnrr che ha permesso di rinnovare i vecchi poliambulatori Asl. Per trovare il personale per tenerle aperte, in aprile Schillaci aveva presentato alle Regioni una bozza di decreto che istituiva la figura del medico di base dipendente pubblico, da assegnare direttamente alle case di comunità e paragonabile agli specialisti ospedalieri abituati a timbrare il cartellino.

IL MINISTRO PERÒ non aveva fatto i conti con le barricate della Fimmg, principale sindacato di categoria che tessera quasi la metà dei medici di famiglia, senza il cui avallo è impossibile portare a termine qualunque riforma. I professionisti da un lato non intendono perdere la loro autonomia professionale, dall’altro temono di diventare medici di serie B perché i nuovi medici di stato godrebbero di canali di reclutamento e prospettiva di carriera più vantaggiosi. Così, il 7 maggio la Fimmg ha indetto uno stato di agitazione permanente. A quanto racconta Repubblica, ha anche ottenuto la promessa del sottosegretario Marcello Gemmato sull’azzeramento preventivo della riforma e ora canta vittoria: «Per me che tutto sia fermo è la notizia migliore», dice il segretario Fimmg Silvestro Scotti. Il sottosegretario ieri ha provato a smorzare le voci sul suo doppio gioco: «Le case di comunità saranno aperte nei tempi previsti con la disponibilità condivisa dei medici di medicina generale» ha rassicurato. «Fin dal primo giorno di mandato siamo al lavoro per ridisegnare l’assistenza territoriale, rendendola più vicina ai bisogni di salute dei cittadini».