L’“Armenia reale” immaginata da Nikol Pashinyan viene dipinta con un colpo di pirotecnia nel buio notturno, grazie a un nugolo di droni che nei cieli della capitale compongono immagini, colori e simboli.
È così che il primo ministro uscente e leader di Contratto civico – dato per favorito dai sondaggi alle parlamentari che si terranno nella giornata di oggi – ha deciso di chiudere il suo ultimo comizio elettorale venerdì sera nella centralissima piazza della Repubblica a Yerevan, con le sue visionarie architetture concave che quasi richiamano il “gesto-totem” del candidato.
IN INNUMEREVOLI VIDEO e in tanti momenti della sua corsa alle urne, infatti, Pashinyan si è mostrato a mimare la forma di un cuore con le mani giunte – figura poi ripresa e riprodotta dalle minute spille alle giganti sculture in led. Coerentemente il messaggio principale del partito si concentra sulla necessità di costruire un paese «che cerca la pace», che riconosce i propri limiti e persegue una dottrina di equilibrio realista con i propri vicini (un «Armenia reale», appunto, che lasci cadere le pretese, anche territoriali, nei confronti di Azerbaijan – con cui da tre anni è terminata seppur in modo violento la guerra sull’exclave del Nagorno-Karabakh – e Turchia – nei cui confronti pesa ancora l’ombra lunga del genocidio di inizio del secolo scorso).











