Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl 5 giugno il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha rese note le Commissioni per gli Esami di maturità. Poiché il 96%/97% dei maturandi è stato ammesso all’esame e poiché lo supera, ogni anno, il 99,7%-99,8%, insorge la domanda: “A cosa serve l’Esame di maturità?”.

Nella logica di Giovanni Gentile, che lo istituì nel 1923, per la quale la Scuola superiore era volta a selezionare la classe dirigente, l’esame aveva una funzione. Ma da quando Scuola e Università sono state spalancate a tutti, l’Esame ha perso funzione e senso. Resta tuttavia un problema enorme e tuttora irrisolto. Poiché il patrimonio cognitivo di ciascun ragazzo è la maggiore risorsa produttiva del Paese, chi verifica pubblicamente le conoscenze, le abilità, le competenze di ciascun ragazzo? Quale meccanismo di accertamento e di verifica le Università, le imprese, i Centri di ricerca hanno a disposizione per riconoscere/certificare che cosa ciascun ragazzo si trova esattamente nello zaino, quando si rivolge a loro?

In primo luogo, tocca alla scuola l’accertamento rigoroso di ciò che ogni giorno gli venga messo nello zaino. La verifica è costitutiva del percorso di formazione. Che questa oggi manchi, lo controprovano ogni anno i seguenti dati: al Sud sovrabbondano i 100 e lode all’esame di maturità, ma i risultati delle prove INVALSI, cui è obbligatorio sottoporsi per poter essere ammessi all’esame, dicono il contrario. All’opposto, nelle scuole del Nord i giudizi di maturità sono molto più bassi che al Sud, ma le prove INVALSI più generose.