Quinta edizione con debutto al San Carlo per i «Nastri d’argento – Grandi serie» il premio del Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani realizzato in collaborazione con la Film Commission Campania. Ospite più atteso della serata, condotta dalla presidente di Sngci Laura Delli Colli, Can Yaman, che ha trionfato come protagonista internazionale per «Sandokan», subito dopo Lino Guanciale, a cui è andato un riconoscimento come volto iconico della serialità.

«Mi commuovo, anche se ormai è mezzo secolo che faccio questo lavoro», ha commentato dal palco Carlo Verdone, personaggio dell’anno, adesso su Paramount+ con «Scuola di seduzione». «Sono contento di non essere più tanto giovane e trovare comunque le forze per fare quattro stagioni di “Vita da Carlo” e continuare, anche, a fare film. Sono stato molto fortunato, perché ho avuto grandi consiglieri e protettori lungo il mio cammino come Roberto Rossellini e Sergio Leone. Ringrazio chi mi ha aiutato e ha creduto in me, partendo da mia madre che è sempre stata convinta che fossi perfetto per fare l’attore». Nastri d'Argento Grandi Serie, sfilata di star al Teatro San Carlo. Ranieri: «Un premio che racconta un settore»Serie dell’anno «Portobello» di Marco Bellocchio, che ha ritirato il premio in compagnia di Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Lino Musella, Irene Maiorino (in tailleur di seta avorio), Salvatore D’Onofrio e Gianfranco Gallo, gli sceneggiatori e i produttori. Per il terzo anno consecutivo «Call my agent - Italia» di Simone Spada ha vinto come miglior serie commedia. Nonostante il successo, non ci sarà una quarta stagione, come hanno annunciato gli sceneggiatori Camilla Buizza, Federico Baccomo e Tommaso Renzoni: «Forse chiuderemo con un film, ma è presto per dirlo». A «Il mostro» di Stefano Sollima il premio come miglior crime, a ritirarlo lo sceneggiatore Leonardo Fasoli. Miglior drama «Prima di noi» di Daniele Luchetti e Valia Santella, mentre «La preside» di Luca Miniero, da un’idea di Luca Zingaretti, oltre ad aggiudicarsi il premio come miglior dramedy, è anche il titolo in assoluto più votato dai giornalisti, con una splendida Luisa Ranieri (camicia bianca dallo scollo profondo e una gonna lunga paiettes multicolore con spacco laterale) che ha portato a casa anche il titolo di protagonista Grandi Serie 2026. Miglior film tv, «Il Falsario» di Stefano Lodovichi. Riconoscimenti anche a Carolina Crescentini (con un vestitino di paillettes argentatoi) per «Mrs Playmen», Luca Argentero per «Avvocato Ligas», Benedetta Porcaroli per «Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli» e Corrado Guzzanti per «I delitti del BarLume», mentre un Nastro speciale è stato consegnato da Titta Fiore, presidente Film Commission Campania, a Maurizio de Giovanni per i 20 anni dal suo primo romanzo e 10 dal suo debutto nella serialità con «I Bastardi di Pizzofalcone». Alla sceneggiatrice Ilaria Macchia un premio della Siae per «La Storia» di Francesca Archibugi e «Petra» di Maria Sole Tognazzi. Riconoscimenti collaterali per i giovani Lea Gavino («Guerrieri – La regola dell’equilibrio») e Romano Reggiani («Mare Fuori 6») e a Carmine Recano («Noi del rione Sanità»). A chiudere la serata, un omaggio alle soap: a «Un posto al sole» per i suoi primi 30 anni (sul palco il direttore Rai Napoli Antonio Parlati, Miriam Candurro e Patrizio Rispo), e «Il Paradiso delle signore» per i suoi primi 10 anni (a ritirarlo Vanessa Gravina ed il produttore Giannandrea Pecorelli). Applausi per tutti, e, ancora una volta, anche alle serie «napoletane» (per set, autori, interpreti), grandi protagoniste.