Ci sono storie di vita oltre le carte giudiziarie dell’inchiesta di Garlasco sull’omicidio di Chiara Poggi. C’è il dolore di tre famiglie che da quasi diciannove anni vivono nel limbo. Ma c’è anche un solido rapporto di amicizia, quello tra Marco Poggi e Andrea Sempio. «Quando ci si conosce da piccoli si resta sempre amici», ha commentato Marco Poggi davanti alle telecamere di Quarto Grado (puntata andata in onda venerdì 5 giugno su Rete 4) ripercorrendo il dramma di quei giorni di agosto del 2007 ma, soprattutto, gli ultimi diciotto mesi quando tutto è stato rimesso in discussione. Anche lui, anche la sua famiglia. Anche la sua amicizia con Andrea. Un racconto, il suo, carico di emozioni ma che non sorprende uno degli avvocati di Sempio, il penalista Liborio Cataliotti, intervistato dal Mattino (l’intervista apparsa ieri mattina sul sito web).
Garlasco, Roberta Bruzzone: «Ecco perché l'impronta 33 non è una prova, non è la chiave del delitto»«La testimonianza rilasciata in tv da Marco Poggi non cambia nulla rispetto a quella che è la storia processuale che lo riguarda - commenta Cataliotti - dagli inizi dell’inchiesta nel 2007 ad oggi è stato sentito cinque volte dagli inquirenti. La penultima è stato registrato, l’ultima volta è stato anche videoregistrato. Mi rendo conto che per chi non è dentro al procedimento giudiziario le sue parole rappresentano una novità - ha precisato il legale - ma per me sono una conferma di quello che ho prima letto, poi ascoltato e infine anche visto. E, ricordo, che quando è stato sentito in procura, Poggi era sotto giuramento». Il commento Marco resta convinto che l’amico Andrea non ha alcuna responsabilità nella morte della sorella Chiara. Neanche dinanzi alla ormai “famosa” impronta 33, quella di una mano sporca di sangue (secondo la procura di Pavia) che si sarebbe appoggiata al muro delle scale che portano allo scantinato della villetta dei Poggi, scale sulle quali fu ritrovato il cadavere di Chiara. L’avvocato Cataliotti non si esprime riguardo la “fiducia” che la famiglia Poggi continua a nutrire nei confronti del proprio assistito. A differenza di Alberto Stasi che, per loro, resta il vero autore del delitto.«Perché siano convinti della colpevolezza di Alberto Stasi bisogna chiederlo a loro - commenta il penalista - In questo procedimento che vede imputato Andrea Sempio loro sono parte offesa nel processo che ha visto la condanna di Stasi, infatti si sono costituiti parte civile ottenendo non soltanto un riconoscimento penale della sua colpevolezza ma anche un risarcimento. E hanno annunciato di volersi costituire parte civile anche in occasione dell’eventuale revisione della sentenza di condanna. Così come hanno dichiarato che, se Sempio dovesse andare a processo, loro resteranno solo parte offesa». Marco e Andrea sono amici. Lo sono stati e lo restano al di là delle indagini in corso. Si sentono poco al telefono, ogni tanto qualche messaggio whatsapp. Marco nella lunga intervista tv ammette che quando gli hanno letto i brogliacci delle intercettazioni dell’amico ha avuto qualche momento di sbandamento ma che poi, riflettendoci, ha dichiarato che non ritiene che quelle prove possano incriminare Andrea. Le consulenze Saranno dunque le consulenze di parte a giocare un ruolo fondamentale nell’inchiesta che ha travolto il quarantenne commesso di Garlasco. Il suo legale a domanda diretta su quelle che saranno le prossime mosse della difesa (rappresentata anche dall’avvocato Angela Taccia, amica di Andrea e di Marco) lascia intendere che hanno le idee chiare su eventuali nuove mosse difensive. Intanto racconta delle prove fatte sul piede di Sempio. «La nostra è una consulenza importante perché, a differenza delle altre commissionate dalla Procura - spiega Cataliotti al Mattino - è firmata da un progettista di scarpe.Garlasco, l'intervista integrale a Marco Poggi: «Essere accusato di un coinvolgimento nell’omicidio di Chiara è una cosa che difficilmente mi andrà via»Non posso parlare degli aspetti tecnici della consulenza che ancora non è stata depositata ma posso rappresentare le modalità con le quali è stata svolta. Si è partiti dalle misure del piede raccolte nel procedimento di Stasi: è stato misurato il piede del nostro assistito e sono state fotografate in modo tridimensionale le foto delle impronte raccolte sulla scena del delitto. Abbiamo anche ritrovato quel modello di scarpa (una Frau, ndr) e abbiamo trovato il numero che aveva impresso quell’impronta. Ebbene è stata calzata da Sempio e il risultato è stato chiaro; il suo piede non entra in quella scarpa. Tutto è stato filmato e verrà consegnato in procura».










