Liste di attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici: la Campania segna un lieve miglioramento nel raffronto dei dati tra il primo quadrimestre del 2025 e lo stesso periodo di quest’anno ma restano ombre soprattutto per alcune prestazioni e un eccesso, registrato anche in altre regioni, di visite codificate in classe P, tra le programmabili, erogabili a 6 mesi dalla prenotazione. Un dato di difficile lettura che potrebbe essere legato all’attività dei medici specialisti (non prescrittori) ma anche al ricorso al medico di famiglia a cui magari vengono chiesti controlli codificati come prime viste.

Le visite Iniziamo dalle “Urgenti”, visite da erogare entro tre giorni: secondo i dati, raccolti dalla Piattaforma nazionale di monitoraggio di Agenas, solo il 30% dei pazienti riesce a ottenerle nei tempi giusti per esigenze chirurgiche vascolari, oppure per un problema ortopedico mentre un malato due si deve rassegnare a tempi più lunghi o al ricorso al privato in caso di un’allergia o altre necessità dermatologiche acute. Non vanno molto meglio la fisioterapia e la riabilitazione in urgenza, per le visite ginecologiche, neurologiche ed oculistiche. Anche trovare subito la disponibilità di un otorino segna un fallimento nel 40% dei casi. Va anche peggio per visite legate a problemi gastrici e intestinali acuti. Pazienti che, non è difficile immaginare che di fonte alla difficoltà, vanno ad ingolfare i codici a bassa urgenza nei pronto soccorso oppure sono costretti a mettere mano alla tasca. «L'aspirina può aiutare a scoprire precocemente i sintomi del cancro alla prostata»: lo studioFin qui le ombre, per le luci si supera il 77% di adempienza per la visita endocrinologica e per la prima visita oncologica. Quest’ultima è il primo passo per la presa in carico, anche attraverso lo studio del medico di famiglia, nella rete oncologica campana diventata negli ultimi anni un punto di qualità della sanità regionale sia per tempi sia per esiti. Performance che hanno riassorbito il 10-15% di migrazione sanitaria storica extra regionale. Se si passa alle “Brevi” (da erogare entro 10 giorni), è ancora la visita oculistica a restare al palo nel 50 per cento dei casi. La diagnostica Luci e ombre anche sul fronte della diagnostica che vede da un lato il settore accreditato, che assorbe una fetta molto consistente del fabbisogno (circa l’80%) ancora legato ai paletti dei tetti di spesa vigenti prima dell'uscita dal Piano di rientro e dall’altro è messo in difficoltà da una quota, allo stato difficile da valutare, di prestazioni e richieste inappropriate, su cui occorre approfondire l’analisi. Per le Urgenze diagnostiche dunque, chiamate a svolgere un ruolo cruciale per fare filtro agli accessi impropri in ospedale e per inquadrare lo stato di salute dei pazienti nella fase iniziale di insorgenza di una malattia, solo il 10% dei pazienti riesce a ottenere una risonanza all’addome nei tre giorni.Solo un cittadino su quattro fa nei tempi dovuti la risonanza del tronco encefalico e uno su tre è garantito per l’elettromiografia, l’esofagoduodenoscopia e la risonanza osteomuscolare. Insufficienti anche le quote di colonscopie erogate col codice Urgente (ma si riuscirebbe a farle in questo tempo considerando la necessaria preparazione?). Il test cardiovascolare da sforzo è fermo al 40% di adempienza dei tempi. La quasi sufficienza la raggiungono invece la Tac torace, cranio encefalo, osteomuscolare e addome collocate tutte sopra l’80%. Tutto funziona bene per indagini nel distretto testa collo e soprattutto la prenotazione di una mammografia: quest’ultima viene erogata nel tempo massimo di tre giorni in quasi il 93% dei casi. Evidentemente con circa 90 mammografi attivi sul territorio regionale, la rete oncologica consolidata e l’accesso nei distretti si riesce a soddisfare la domanda. Il quadro Nell’insieme, stilando una media tra tutte le prestazioni prese in considerazione, le prime visite specialistiche sono attestate all’85,8% di soddisfacimento dei tempi ossia un punto in più rispetto allo scorso anno. Anche gli esami diagnostici nella media finale segnano un piccolo miglioramento (dal 96,2 al 96,3%) ma sono le urgenti a deludere non riuscendo a schiodarsi dal dato medio di adempienza del 57,8%, sostanzialmente in linea con lo scorso anno (58,7%). Arretrano di poco le Brevi (dall’80,5% al 77,9%) e perdono terreno in maggior misura (2,4 punti i in meno) le Differite che per la diagnostica prevedono un’attesa massima di 60 giorni (anziché 30 come per le prime visite) pur restando attestate al 93,6%. Migliorano, ma di poco, in questa griglia di sintesi della diagnostica, solo le indagini prenotate a 6 mesi (Programmate) che raggiungono in questo primo scorcio del 2026 quota 97,9% (0,6% in più). Ospedale Monaldi, specialisti da tutta Italia per discutere di rinoplastica estetica e funzionale Dati in chiaroscuro, all’attenzione della Regione che con l’uscita dal Piano di rientro ha intrapreso un percorso per potenziare le assunzioni aumentando il tetto di spesa, alla voce personale, di 62 milioni e incrementando di 98 milioni i fondi deputati a popolare Case e ospedali di Comunità ma si pensa anche ad un provvedimento ad hoc sul governo delle liste di attesa. Dati da leggere tenendo conto anche dei volumi di prestazioni ambulatoriali che si chiedono in Campania rispetto alle altre regioni della percentuale di personale rispetto alla popolazione servita (tra le più basse d’Italia), del buon uso dei servizi in termini di appropriatezza e della adeguata densità dei punti di erogazione rispetto alla domanda. Il dato di fondo è che una prestazione non erogata sul territorio viene poi richiesta in ospedale, magari al pronto soccorso in codici bianchi e verdi. Le liste di attesa non sono un dato isolato del governo della Salute ma da leggere nelle interazioni e integrazioni della programmazione tra pubblico e privato accreditato.