Grandi novità in classifica, dove la letteratura fa il colpo di teatro di presentarsi travestita da successo commerciale. Come avevamo previsto, irrompe al primo posto Antonio Manzini con I tramezzini di Rocco Schiavone per Sellerio: titolo alimentare e insieme sentimentale, perché dopo Gli arancini di Montalbano – l’ombra benevola di Andrea Camilleri si allunga sul bancone – arrivano I tramezzini di Rocco. Più romani, più adatti a un vicequestore che non ha mai avuto molta fiducia nelle istituzioni.

Manzini è da tempo l’erede naturale di Camilleri (e di Georges Simenon). Non tanto per l’indagine, quanto per quella malinconia morale che entra nelle stanze prima ancora del delitto. Schiavone, come Maigret e Montalbano, non risolve soltanto casi: annusa il disordine del mondo, lo disprezza, ci convive e, qualche volta, lo ama. «Sono scintille, ricordi, lacerti della vita di Rocco», dice il libro.

E infatti questi racconti inediti compongono un album delle origini, un ritratto laterale e commosso di uno dei personaggi più amati della narrativa italiana contemporanea. Non un semplice supplemento di serie, ma uno scambio di memorie: tra Rocco e il suo passato, tra Manzini e il suo personaggio, tra l’autore e il maestro Camilleri. Ogni ricordo si accende, come accadeva alle madeleine, ma qui con meno porcellana francese e più pane morbido, prosciutto, sottaceti, birra, Trastevere e colpa.