Settimana iperletteraria questa, in cui perfino il caldo sembra avere un ufficio stampa: la cultura è riuscita nell’impresa miracolosa di occupare le prime pagine dei giornali.
Da una parte arriva nelle sale Odissea di Christopher Nolan, il kolossal dedicato al racconto fondativo dell’Occidente; dall’altra Michele Mari conquista il primo posto della classifica con I convitati di pietra, (Einaudi) fresco vincitore del Premio Strega, con un balzo non banale del 33 per cento di copie rispetto al venduto precedente, come primo effetto Strega. Che rilancia anche il rientro del già altovendente La sonnambula di Bianca Pitzorno (Bompiani) al nono posto e quello de Lo sbilico di Alcide Pierantozzi (Einaudi) al quattordicesimo.
Naturalmente non potevo mancare le polemiche. Nolan divide gli esegeti di Omero, lo Strega continua a dividere gli esegeti dello Strega, categoria ormai autonoma della antropologia italiana. Almeno per qualche giorno, il dibattito pubblico si è occupato di romanzi e di film anziché di sondaggi.
Coincidenza fortunata, perché Mari adora il cinema: i suoi Convitati sono costruiti come un film corale, voci che si accavallano intorno a un tavolo per trent’anni, secondo un montaggio che sembra nascere nelle sale buie dei cinema milanesi che lo scrittore elenca nel romanzo.







