Pubblicato il: 06/06/2026 – 11:59
LAMEZIA TERME «Ritorno a Camelot». Domenico Furgiuele sceglie questo titolo per annunciare pubblicamente il suo addio alla Lega e l’ingresso in Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. Una rottura politica maturata dopo dodici anni di militanza nel partito di Matteo Salvini e affidata a un lungo post su Facebook dai toni fortemente identitari. «Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere il coraggio di lasciare ciò che si ama quando non lo si riconosce più. Dopo dodici anni, lascio la Lega», scrive il deputato calabrese. Furgiuele spiega che non si tratta di «una decisione improvvisa», ma di «una scelta meditata, rinviata più volte». Il parlamentare racconta di avere cercato «motivi per restare» sia dentro di sé sia nel confronto con chi, negli ultimi tempi, si sta occupando del partito. «A febbraio decisi di riporre fiducia nelle parole del segretario, a cui va la mia riconoscenza per il percorso fatto, ma nulla è cambiato», aggiunge. Poi lo sfogo: «Ho chiesto alla mia comunità militante di trovare una motivazione, un appiglio per restare, ma nulla. Troppa l’amarezza, troppa la delusione». Furgiuele rivendica il passaggio con Vannacci come una scelta di campo: «Non ho mai scelto la comodità. Scelgo ancora una volta l’idea. Scelgo ancora una volta la trincea. Scelgo ancora una volta il combattimento. Scelgo il generale Roberto Vannacci». Nel post cita anche Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, definiti «fratelli», e si dice certo che «saranno tanti altri combattenti a seguirci in tutta Italia». Il deputato calabrese ricostruisce poi il suo ingresso nella Lega nel 2014 e marca la distanza con il partito attuale: «La Lega nella quale entrai nel 2014 non è più quella di oggi. Almeno non alle nostre latitudini». Secondo Furgiuele, la Lega di oggi sarebbe «post ideologica» e avrebbe «rinnegato un percorso di dodici anni». Nel suo attacco, il parlamentare contesta anche «i manifesti ideologici che aprono ai capricci Lgbt» e la scelta di inviare risorse a Zelensky. Furgiuele ricorda le difficoltà di portare il simbolo leghista in Calabria: «In Calabria portare il simbolo della Lega significava caricarsi sulle spalle pregiudizi, ostilità e diffidenze». Una scelta che, rivendica, non fu dettata dalla convenienza: «Non ho mai cercato la strada più semplice. Non mi hanno mai affascinato le scorciatoie, ho sempre scelto la via più difficile. E la scelgo ancora oggi». Da qui il richiamo a Camelot, che per Furgiuele non rappresenta «il ritorno a un passato impossibile da ricostruire», ma «il ritorno alle sorgenti»: onore, fedeltà alla parola data, coraggio, servizio alla comunità, identità, tradizione e «ricerca di qualcosa di più alto del semplice interesse personale». La parte finale del post è una vera dichiarazione di rottura con il centrodestra moderato. «Oggi muore il politico costretto nella moderazione di un centrodestra troppo spesso soggiogato dal pensiero unico e dai confini imposti da un’Europa costruita sul politicamente corretto», scrive Furgiuele. E ancora: «Muore il politico che nel centro sud ha rischiato di essere fagocitato da una balena bianca vecchia, stanca, morente, concentrata a inseguire il potere per il potere». Il nuovo approdo si chiama Futuro Nazionale. «Da oggi inizia una nuova strada. Una strada che guarda al domani senza rinnegare ciò che siamo stati», scrive Furgiuele, chiudendo con un appello: «Alzate la testa calabresi, meridionali, italiani, insieme».










