«Il covo della mafia siciliana ospita il matrimonio dell’anno»: così il quotidiano britannico Telegraph titola sulla festa di nozze che da giorni impegna Palermo e Bagheria, città che vedono i centri storici blindati per Dua Lipa e Callum Turner. Il titolo sta suscitando una bufera di polemiche, finora limitate ai social ma molto dure nell’imputare al Telegraph di aver usato uno «stereotipo» per dipingere la Sicilia.
Il testo dell’articolo del corrispondente dall’Italia Nick Squires, al contrario del titolo, è molto onesto nel descrivere, in particolare, la trasformazione di Bagheria da ex «triangolo della morte» a luogo «liberato» dal giogo mafioso e oggi location turistica di fascino e pregio. Squires descrive il percorso di rinascita dopo le stragi di mafia, la forte risposta dello Stato e un livello di attenzione che non si abbassa. Eppure, in un reportage ben fatto, un titolo rischia di diventare una etichetta che la gente di Sicilia non merita. «Il titolo non l’ho fatto io», spiega Squires all’AGI, che lo ha contattato. «Ho voluto raccontare Bagheria - continua, inconsapevole delle polemiche - intervistando anche il sindaco Tripoli, andando nei luoghi».Toccherebbe a Londra modificare quel titolo, farlo sparire dal web e rifarlo, accompagnando il tutto con una tirata d’orecchi alla redazione centrale del quotidiano e a un titolista (nella migliore delle ipotesi) un po' distratto. A meno che si voglia radere al suolo dei principi del giornalismo anglosassone proprio lì dove è nato: separare i fatti dalle opinioni.










