di Claudia Osmettisabato 6 giugno 20264' di letturaQualcosina in più di 13mila euro, 13.464 per la precisione. Voce di spesa, quella maledetta schiuma fono-assorbente che al Constellation di Crans-Montana ha preso fuoco in appena 140 secondi, la notte di Capodanno, dando origine a un rogo infame che resta il peggior disastro della Svizzera rigorosa e precisa (41 morti, 115 feriti, un’inchiesta che èin corso e continua a scavare). Salta fuori, adesso, nell’incartamento che sta spulciando la procura di Sion, il giorno dell’interrogatorio a madame Moretti, una fattura. Falsa. Pasticciata, pure alterata approssimativamente: è lì da vedere. È scritta con dei font diversi, si riconoscono a occhio nudo. Dice che è stata emessa in Germania, ma l’aliquota dell’Iva corrisponde a quella della Tva, la Taxe sur la valeur ajoutée francese. Sopra ci sono errori macroscopici.
Riguarda l’acquisto dei pannelli isolanti per il disco-pub di Crans che sono un caso dentro il caso, un tassello dell’impianto accusatorio verso i due corsi che dal 2015 gestiscono il locale. Jacques e Jessica, J&J, inizialmente avevano detto di averli comprati in un negozio di bricolage di Riddes, nel Canton Vallese, facendolo suonare a mo’ di discolpa: ci-siamo-fidati. Poi han cambiato versione, si sono ricordati di aver fatto un ordine on-line, il venditore era tedesco. Ora che agli atti dell’indagine c’è allegata quella fattura, la questione non è affatto risolta. Anzi, per certi versi si complica con un nuovo capo di imputazione.








