Sono i carburanti i grandi imputati della fiammata dei prezzi generata dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz, crocevia strategico del transito di petroliere. È al distributore che si fa sentire di più il peso delle conseguenze economiche delle tensioni nella Repubblica islamica, non tanto sulle utenze. Dall’inizio dell’anno, nota l’Istat nella sua ultima analisi sulle prospettive per l’economia italiana nel 2026 e nel 2027, «il forte aumento delle quotazioni delle materie prime» ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo, «determinando da un lato attese di rialzi nei tassi di interesse da parte delle banche centrali, dall’altro un deterioramento della fiducia di imprese e famiglie, con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi e degli investimenti».
I dettagli L’inflazione è quindi attesa «in forte risalita» nel corso dell’intero anno. Dopo il brusco rialzo osservato nei mesi di aprile e maggio, si attesterebbe in media al 2,9% nel 2026 per poi ridursi al 2,0% nel 2027. Un rialzo attribuibile in grandissima parte al solo costo di benzina e gasolio. A dirlo sono i numeri dell’Ocse e di Eurostat. Parlare di rincaro degli energetici è infatti parlare di una macrocategoria, un dato aggregato che al suo interno presenta differenze. I numeri più recenti possono servire da guida. Ad esempio, è utile scomporre il dato del caro-vita registrato ad aprile di quest’anno in Italia, con l’inflazione al 2,8%, composto dall’energia, dai servizi, dall’alimentare e dal tabacco e dai beni industriali non energetici. Andando più nel dettaglio dell’analisi sui dati forniti dalle due istituzioni, emerge come l’andamento della componente energia (circa l’1%) sia influenzato soprattutto dai carburanti. Benzina e diesel pesano infatti per il 60%. Quasi due terzi, quindi. La seconda componente a pesare di più è invece legata al gas, la cui quota si aggira attorno al 21%. Una materia prima le cui quotazioni hanno subito scossoni a causa del conflitto iraniano (ieri il prezzo alla Borsa Ttf di Amsterdam ha chiuso a 48,81 euro, con un leggero rincaro dello 0,12%). Il restante 19% è dovuto all’elettricità, un segmento che, fino allo scoppio del conflitto nel Golfo Persico, aveva avuto un effetto negativo sull’andamento dell’inflazione, con prezzi decrescenti in particolare nella seconda metà del 2023. Tolti quindi i periodi di forte shock per i mercati delle materie prime — come quello che il mondo sta attualmente vivendo a causa di Hormuz e, ancora prima, per le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente freno alle importazioni di materie prime fossili dalla Federazione per non finanziare la guerra scatenata dal Cremlino. Sempre i dati Eurostat, d’altronde, ricordano che nel 2025 la spesa mensile per cliente con consumi di 2 MWh all’anno, ossia quelli di una famiglia tipo, è stata in Italia di 59 euro, con un calo del 2% sull’anno e in linea con quello di altri Paesi europei. La media dell’Eurozona, ad esempio, è stata di 57 euro, in Germania si è arrivati addirittura a 73 euro, in Spagna la spesa è aumentata da 48 a 54 euro. Il Paese ha inoltre tra gli oneri di rete più bassi in Europa. Nel 2025 l’incidenza sulla bolletta è stata del17%, più bassa soltanto a Cipro, con costi in calo dell’8%rispetto all’anno prima.Le prospettive La situazione nel Golfo Persico ha di certo cambiato un po’ le carte in tavola, soprattutto per un Paese che dipende dalle importazioni di materie prime. Ma gli effetti sono ricaduti in gran parte sugli automobilisti. Non a caso il governo si appresta a varare un nuovo decreto ministeriale per prorogare gli sconti al distributore, utilizzando le risorse dell’extragettito Iva. «Dato il quadro internazionale in continua evoluzione, le prospettive sull’andamento dell’inflazione nel biennio di previsione sono strettamente legate sia alla durata dei rialzi delle quotazioni delle materie prime», nota ancora l’Istituto nazionale di statistica nella sua ultima pubblicazione.






