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Tra Stati Uniti ed Europa cresce la consapevolezza dei limiti di una didattica eccessivamente digitale e si riafferma il valore della scrittura a mano come strumento essenziale per lo sviluppo cognitivo, la memoria e la formazione di un pensiero più profondo e consapevole. L’intervento di Francesco Provinciali, componente del comitato tecnico scientifico della Fondazione Varenna per l’infanzia e l’adolescenza
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Tra le notizie che arrivano dagli Stati Uniti, una in particolare merita attenzione al di là del clamore mediatico quotidiano: il ritorno della scrittura corsiva nelle scuole elementari. A partire dal New Jersey e dalla Pennsylvania, il ripensamento si è esteso finora a 27 Stati e promette di non fermarsi — nella patria stessa della Silicon Valley.
Non si tratta di un caso isolato. L’Europa aveva già registrato la retromarcia della Finlandia: dopo aver abolito nel 2016 l’insegnamento del corsivo — riducendo la scrittura al solo stampatello e introducendo massicciamente tablet, computer e smartphone nelle classi — Helsinki era tornata sui propri passi di fronte ai risultati scadenti ottenuti. Al termine del primo ciclo di istruzione si era appurato che gli alunni non erano in grado di apporre la propria firma su un documento né di scrivere a mano una semplice lista della spesa. L’eccessiva dipendenza dai dispositivi digitali si era rivelata fragile già di fronte a imprevisti banali come una batteria scarica o un’interruzione di corrente.







