Scoperto dalla Guardia di finanza di Bergamo un presunto sistema di distrazione patrimoniale e riciclaggio internazionale che avrebbe consentito di sottrarre beni ai creditori di una società poi fallita, trasferendo all’estero asset e proventi attraverso operazioni societarie riconducibili a Dubai. L’inchiesta, coordinata dalla procura e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ha portato al sequestro preventivo di marchi industriali per un valore di circa 200mila euro e di oltre 230mila euro ritenuti provento di evasione fiscale. L’indagine è nata dalla denuncia presentata dal rappresentante legale di una società della Bergamasca creditrice dell’impresa in liquidazione. Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire una serie di operazioni compiute nei mesi precedenti al fallimento. Secondo quanto emerso, i marchi dell’azienda sarebbero stati ceduti a un prezzo notevolmente inferiore al loro valore reale a favore di una società formalmente amministrata da terzi, ma di fatto riconducibile allo stesso liquidatore. I finanzieri hanno inoltre individuato ulteriori manovre finalizzate a sottrarre risorse alla massa fallimentare. In particolare, il liquidatore avrebbe distratto circa 240mila euro attraverso la svalutazione e la successiva cessione di partecipazioni detenute in una società con sede negli Emirati Arabi Uniti. E proprio a Dubai gli uomini delle fiamme gialle avrebbero accertato operazioni mirate a mantenere il controllo effettivo degli asset formalmente ceduti, circostanza che ha portato a contestare anche il reato di autoriciclaggio.
Soldi sottratti al crac riciclati a Dubai. Indagato liquidatore
Scoperto dalla Guardia di finanza di Bergamo un presunto sistema di distrazione patrimoniale e riciclaggio internazionale che avrebbe consentito...










