Bologna, 5 giugno 2026 – Il dialetto come strumento di identità e inclusione. È il messaggio lanciato da Roberto Serra, avvocato e divulgatore conosciuto sui social come il ’profesåur’ di bolognese, ospite della puntata di oggi del vodcast il Resto di Bologna assieme a Marco Piazza, consigliere delegato alla cultura popolare.

Serra, persicetano doc e punto di riferimento per gli appassionati della parlata locale, dedica da anni il proprio lavoro all’approfondimento linguistico del bolognese, con l’obiettivo di tutelarne il patrimonio e favorirne il rilancio culturale. "Tra le persone che mi seguono ci sono tanti ’cinni’ e ’cinnazzi’ che conservano nella memoria le parole dei nonni – racconta –. La lingua locale è il modo migliore per avvicinarsi alla città. Per questo motivo anche molti stranieri si iscrivono ai corsi. Il dialetto non mira a escludere, ma a includere chi desidera scoprire l’anima di Bologna".

Un tema che si intreccia con il recente riconoscimento istituzionale del dialetto, ovvero la proposta presentata da Marco Piazza e approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, che integra l’articolo 2 dello Statuto del Comune con il riconoscimento del dialetto come patrimonio immateriale della comunità. Secondo Serra, inoltre, i benefici della conoscenza di un dialetto non sono soltanto culturali. "Il vantaggio è prima di tutto clinico: il bilinguismo favorisce lo sviluppo di competenze neurologiche e contribuisce a ritardare il rischio di Alzheimer e demenza senile". Tra gli impegni più recenti del profesåur c’è anche la partecipazione alla giuria di Bulåggna Sound, il nuovo concorso dedicato alle canzoni in dialetto bolognese, presentato da Marco Piazza. La manifestazione vede in gara 27 artisti dai 20 anni in su e punta a dare nuova voce alla tradizione musicale locale.