La remigrazione del generale Arresti di massa, proteste xenofobe e violenze in crescita. Nel mirino anche Onu e Ue
In Libia, manifestazioni, arresti di massa e violenze stanno prendendo di mira gli immigrati con rinnovata intensità. In un crescendo di prese di posizione xenofobe provenienti da più parti e culminato in un intervento di Khalifa Haftar, comandante dell’Esercito nazionale libico(Lna) basato in Cirenaica. «I gruppi provenienti dall’estero devono essere mandati via con ogni mezzo» ha detto il generale ripreso ieri dal media al-Marsad, ribadendo come il vice-comandante dell’Lna, suo figlio Saddam, abbia già dato disposizioni alle forze dell’est e del sud della Libia di allontanare le persone indesiderate dal territorio. Secondo le fonti riprese dai media locali, solo questa settimana oltre tremila persone sarebbero già state arrestate tra Derna, Tobruk e Bengasi.
SE AD EST LA CAMPAGNA contro gli immigrati procede per mano del potente gruppo armato guidato dagli Haftar e delle milizie vicine, a Tripoli e nella regione occidentale si susseguono proteste contro le istituzioni Onu, alimentate dall’indignazione per le notizie su un loro presunto piano di “reinsediamento” di migranti in Libia. Già a metà maggio i residenti del quartiere al-Sarraj, dove ha sede l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i Rifugiati (Unhcr), avevano manifestato per chiedere il trasferimento dell’agenzia Onu, lamentando furti, violenze e disordini per mano di migranti.








