L'ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali, in riferimento alla campagna per le amministrative del 2020. Insieme a lui andranno a processo, accusati a vario titolo di falso e finanziamento illecito, anche il capo di gabinetto Morris Ceron, Walter Bianchi del Consorzio produzione e sviluppo Nordest, e Adriano Giugie, mandatario delle spese elettorali. Al centro dell'inchiesta, un presunto sforamento del tetto di spesa elettorale intorno ai 300mila euro.
Un fatto che Domani aveva già svelato, passando in rassegna le somme ricevute indirettamente dal fondatore di Coraggio Italia sei anni fa. Questo giornale aveva messo in luce i sospetti dell’antiriciclaggio sul tesoretto del sindaco e su alcuni movimenti anomali: in particolare, Domani aveva ricostruito che diversi fondi erano stati erogati da due società riconducibili al candidato sindaco, Umana spa e Consorzio di sviluppo Nord Est, verso due associazioni riguardanti proprio l’attività politica di Brugnaro, cioè Associazione Venezia 20-25 e Un’impresa in comune.
Brugnaro nei guai. Chiusa l’indagine sui finanziamenti
Tradotto: gli analisti antiriciclaggio non avevano escluso che Umana Spa e il consorzio avessero finanziato indirettamente la campagna elettorale di Brugnaro, osservando che questa circostanza «non risulterebbe del tutto coerente con la finalità di rendere autonoma la gestione delle citate aziende rispetto agli interessi del medesimo Brugnaro, apparentemente perseguita mediante il trasferimento della proprietà delle stesse a un blind trust».










