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Venerdì alcuni tra i più influenti politici europei hanno incontrato a Tivat, in Montenegro, i capi di stato o di governo di sei paesi balcanici che hanno avviato le procedure per entrare nell’Unione Europea: Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia del Nord, Kosovo, Serbia e appunto Montenegro. Ciascuno è in una fase diversa del processo, che prevede anni o anche decenni di trattative, pensate per evitare che dopo l’eventuale adesione il paese diventi un problema politico o economico per la stabilità dell’Unione.
Da qualche anno però si sta cercando di accelerare le procedure: da un lato perché i paesi candidati premono per entrare, dato che in molti casi hanno già legami economici con l’Unione; dall’altro perché dopo l’invasione russa dell’Ucraina si è consolidata in Europa l’idea che una maggiore integrazione dei Balcani occidentali possa fare da argine ai tentativi della Russia di allargare la propria sfera di influenza nel continente.
All’incontro in Montenegro erano presenti il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente del Consiglio Europeo Ursula von der Leyen, tra gli altri. Doveva essere presente anche Giorgia Meloni, ma alla fine ha rinunciato, ufficialmente perché la cerimonia in onore dell’Arma dei Carabinieri, a cui la presidente aveva deciso di partecipare, si è prolungata più del previsto.












