È stata assolta per legittima difesa Makka Sulaev, la ventenne processata a Torino per avere ucciso il padre con due coltellate a Nizza Monferrato il 1 marzo 2024 nel corso dell'ennesima lite in famiglia. La sentenza è stata pronunciata dalla corte di assise di appello. In primo grado la giovane era stata condannata a nove anni e 4 mesi. I giudici hanno anche disposto il suo ritorno in libertà: fino ad oggi era stata sottoposta all'obbligo di firma. Al termine di oltre due ore di requisitoria, la Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado per la ragazza che, all’epoca 18enne, uccise con due coltellate il padre Akhyad durante una violenta lite, dopo anni di maltrattamenti domestici su di lei e sulla madre.Il sostituto procuratore generale Massimo Baraldo aveva accolto l’impianto dei giudici della Corte d’assise di Alessandria che a maggio 2025 firmarono la sentenza di primo grado: quelle coltellate non furono legittima difesa, ma omicidio volontario. In aula oggi Makka è stata seduta al banco degli imputati accanto al suo difensore Massimiliano Sfolcini. La ricostruzione degli eventiI fatti risalgono al 1 marzo 2024: il clima in casa era tesissimo, Akhyad Sulaev aveva appena picchiato la moglie e la primogenita Makka di fronte agli altri tre figli minorenni, tirandole per i capelli e prendendole a pugni e gomitate. L’audio della scena, a cui assistette anche la testimone Martina Bonini, insegnante che aiutava il fratello minore a fare i compiti, è stato registrato dai figli ed è agli atti del processo. Secondo la procura generale, tuttavia, nell’esatto momento in cui Makka ha sfoderato dall’armadio il coltello comprato poche ore prima al supermercato, l’aggressione del padre nei loro confronti era terminata, dunque le coltellate sarebbero state sferrate “a freddo”.“È un processo che nessuno vorrebbe fare - ha detto Baraldo durante la requisitoria - ma bisogna ristabilire il primato della legge: i cittadini non possono farsi giustizia da sé”.La famiglia era arrivata in Italia nel 2018 dalla Cecenia e, dagli atti dell’inchiesta, risulta che vivesse del tutto in balia di Akhyad, padre violento e asfissiante. Autore anche di abusi “dimostrativi” tra le mura di casa, come quando diceva ai due figli maschi: “Quando avrete una moglie dovrete punirla così”.
Torino, uccise il padre violento: assolta in appello per legittima difesa Makka Sulaev
Il caso a Nizza Monferrato il 1 marzo 2024. La Procura generale chiedeva 9 anni di reclusione, a conferma della condanna in primo grado. I giudici hanno anche disposto il suo ritorno in libertà: fino ad oggi era stata sottoposta a obbligo di firma










