È cambiata la soglia per accedere al premio di maggioranza, è stato ridotto il numero di seggi ottenibili dai partiti vincitori, è stato eliminato il ballottaggio. Ma delle regole per favorire il voto dei cittadini “fuorisede” non c’è traccia nella nuova versione della proposta di riforma della legge elettorale, che il centrodestra ha presentato lo scorso 27 maggio e che il 4 giugno è stata adottata come testo base per la discussione in Commissione Affari costituzionali alla Camera.

Ancora oggi, chi vive in Italia ma è domiciliato in un comune diverso da quello di residenza – per esempio per motivi di lavoro o di studio, o per motivi di salute – deve rientrare nel proprio comune per votare, oppure trasferire la residenza nel luogo in cui abita. In occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su cittadinanza e lavoro del 2025 il governo aveva infatti introdotto solo temporaneamente una disciplina sperimentale che ha consentito ai fuorisede di votare in quelle due consultazioni senza tornare al proprio comune di residenza. Al contrario, per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, il governo non ha previsto nessun sistema di voto specifico per i fuorisede, giustificandosi con la mancanza di tempo necessario per approvare le norme.