Atelier in campus: i robot di Massimo Sirelli prendono vita nel foyer del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.
ARCAVACATA (COSENZA) – Il tavolo di lavoro sembra provenire da un altro mondo: non è un semplice banco da laboratorio, ma un approdo visionario in cui il ferro dimenticato torna a respirare. Scatolette di latta schiacciate dal tempo, bulloni ossidati, frammenti di ingranaggi, schegge di plastica industriale, piccole ossa levigate dal torrente. Tutto è disposto con un ordine che non appartiene alla logica comune, ma a una grammatica tutta da decifrare. Un paesaggio silenzioso e vibrante insieme, come se la materia attendesse il momento giusto per dichiararsi viva.
Attorno, al foyer del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, il campus continua a scorrere nella sua quotidianità: studenti che attraversano gli spazi con libri sottobraccio, passi rapidi verso aule, bar, biblioteca. Eppure, qualcosa interrompe il flusso. C’è chi rallenta, chi si ferma, chi torna indietro. Perché su quel tavolo si assiste a una trasformazione. Da un barattolo di colla emergono sembianze di corpo. Un contenitore di caramelle diventa volto, presenza, carattere. Due frammenti metallici accostati con precisione si trasformano in gambe, postura, intenzione. Chiavi pronte ad aprire varchi che non ricordano più la loro serratura si trasformano in braccia. Così prendono forma i robot di Massimo Sirelli: creature ibride, sospese tra infanzia e archeologia industriale, tra fantascienza domestica e memoria affettiva.









