La Suprema Corte ha disposto l’annullamento senza rinvio per alcune imputazioni e l’annullamento con rinvio per altre contestazioni a carico di Davide Licata e della moglie Rossella Marzano

La Prima sezione penale della Corte di Cassazione ha parzialmente annullato le condanne emesse dalla Corte d’Appello di Catanzaro nell’ambito del procedimento legato al presunto sistema di falsi diplomi nel Vibonese, noto come inchiesta “Diacono”. La decisione della Suprema Corte segna un nuovo passaggio nella lunga vicenda giudiziaria nata attorno a uno dei filoni processuali più complessi emersi negli ultimi anni in Calabria, con al centro l’ipotesi di un sistema strutturato di rilascio illecito di titoli di studio.

I giudici di legittimità, nonostante il parere contrario del Procuratore generale, hanno disposto un doppio esito processuale. Per alcune imputazioni è stato pronunciato l’annullamento senza rinvio, con la conseguente eliminazione definitiva di una parte delle contestazioni. Per altre accuse, invece, la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio, rinviando gli atti davanti alla Corte d’Appello per un nuovo esame. La decisione riguarda in particolare la posizione di Davide Licata e Rossella Marzano, difesi dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Giovanni Vecchio. Il Procuratore generale aveva chiesto l’inammissibilità del ricorso per Licata e il rigetto per Marzano, ma la Suprema Corte ha accolto parzialmente le ragioni difensive.