Un precedente che non esiste, citato come se fosse reale in una sentenza di condanna per frode fiscale. È da questo dettaglio — insolito e poco chiaro— che la Corte di Cassazione ha deciso di annullare la pronuncia della Corte d’appello di Torino, rimandando il caso a una nuova sezione per un riesame.
Tutto nasce dal lavoro degli avvocati Lorenzo Imperato e Raffaella Enrietti, difensori di una donna accusata di evasione. Dopo la condanna a un anno e due mesi, i legali hanno deciso di verificare i riferimenti giuridici utilizzati dai giudici d’appello Ma, alcune sentenze di legittimità citate nella motivazione semplicemente non esistono.
«Le pronunce della Cassazione richiamate a sostegno della decisione non sono state reperite — si legge nella motivazione della Suprema Corte — nonostante ricerche approfondite anche presso gli archivi ufficiali».
In sostanza, la Corte d’appello aveva basato parte delle proprie argomentazioni su precedenti inventati o riportati con numeri errati. Un’anomalia che ha spinto la Terza sezione penale della Cassazione a bollare la sentenza come “carente e erronea”, sottolineando che «sono stati richiamati principi giuridici mai affermati dalla Corte di legittimità».







