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22 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 20:38
La Cassazione conferma i precedenti gradi di giudizio: non vi sono prove “circa il reinvestimento e il riciclaggio di capitali di provenienza mafiosa nelle imprese di Berlusconi attraverso l’opera di Dell’Utri“. Il testo della decisione della Suprema Corte ancora non c’è, ma la notizia è stata subito rilanciata da Forza Italia. A partire da Antonio Tajani, in tanti del partito esultano: “La Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito ciò che era ovvio per noi e per tutti gli italiani in buona fede: non è mai esistito alcun legame tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa nostra“, dichiara il vicepremier forzista. Per Barbara Berlusconi termina così “una persecuzione giudiziaria e politica vergognosa fondata sul nulla”. In realtà già un’inchiesta della procura di Palermo negli anni ’90 contro Silvio Berlusconi – accusato anche di riciclaggio – venne archiviata: “Pur essendo emersi ad oggi diversi elementi che sembrano sostenere l’ipotesi accusatoria, la palese incompletezza delle indagini non consente di valutarne appieno il valore indiziario”, scriveva il gip. Ed è emerso anche nel processo che ha condannato Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa: “La Corte ha sottolineato che il Tribunale aveva preso atto dell’archiviazione su conforme richiesta del P.M. con la quale si era concluso il procedimento per riciclaggio e aveva rilevato che le dichiarazioni dei collaboranti Pennino, Di Carlo (…) e Cannella non erano state supportate da riscontri tali consentire di ritenere provata un’attività di riciclaggio nelle holding di Berlusconi”, si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 2013.










