Milano, 5 giu. (askanews) – Con l’arrivo dell’estate torna l’attenzione sui rischi legati all’esposizione al sole e sull’importanza di una corretta fotoprotezione. Ma se per anni la prevenzione si è concentrata soprattutto sul Fattore di Protezione Solare (SPF) e sui raggi ultravioletti, oggi la dermatologia guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle.

“L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei”, spiega il Prof. Pietro Quaglino, Direttore della Clinica Dermatologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Professore di Dermatologia dell’Università degli Studi di Torino e membro del Consiglio Direttivo SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia. .

I danni da esposizione ai raggi UV sono ben noti. Gli UVA, che costituiscono circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, penetrano più profondamente nel derma e favoriscono la formazione di specie reattive dell’ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento. Gli UVB, invece, sono i principali responsabili dell’eritema solare e dei danni diretti al DNA che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee, tra cui carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma.