L'incontro

Aldo Torchiaro

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La casa torna al centro della politica. O almeno ci prova. In un Paese dove acquistare un appartamento è sempre più difficile, gli affitti corrono più dei salari e migliaia di alloggi pubblici restano inutilizzati, gli Stati Generali dell’Abitare 2026 hanno riportato il tema nell’agenda nazionale. L’appuntamento, promosso dall’Unione di Centro e dal segretario nazionale Antonio De Poli, si è svolto ieri a Roma, a Palazzo Wedekind, riunendo Governo, Parlamento, amministratori, professionisti e associazioni di categoria. Il titolo scelto per l’iniziativa — «Il nuovo Piano Casa per l’Italia: dall’emergenza abitativa a una nuova strategia per il Paese» — fotografa una delle principali emergenze sociali del momento. Perché la casa non è soltanto un bene patrimoniale: è sicurezza, dignità, autonomia. È il luogo dove si costruisce una famiglia, si programma il futuro, si rafforza il tessuto delle comunità. La notizia più rilevante è arrivata da Matteo Salvini. Il ministro ha annunciato che è imminente la nomina del commissario straordinario previsto dal nuovo Piano Casa.

Una figura dotata di poteri di ordinanza in deroga alla legislazione ordinaria — con esclusione delle norme penali, antimafia, culturali e paesaggistiche — che resterà in carica fino al 31 dicembre 2027. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rimettere sul mercato, entro dodici mesi, 60 mila alloggi popolari oggi inutilizzati. Una sfida che punta a ridurre il paradosso di un Paese nel quale la domanda abitativa cresce mentre una parte significativa del patrimonio pubblico resta inutilizzata. E ha confermato l’impegno, già in manovra, per un sostegno ai canoni di locazione per i genitori separati. 60 milioni la dotazione triennale. La mattinata si è aperta con l’analisi dei dati e delle nuove emergenze del settore, affidata tra gli altri a Paolo Giabardo. A seguire, il confronto sul nuovo Piano Casa ha coinvolto rappresentanti di Immobiliare.it, Federcasa, Consiglio Nazionale Geometri, Confindustria Assoimmobiliare, ANCE e Confedilizia. Particolarmente atteso l’intervento del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che ha illustrato il modello veneto per affrontare l’emergenza abitativa. Il confronto si è poi spostato sul terreno più delicato: il rapporto tra diritto di proprietà e diritto all’abitare. Una discussione che ha coinvolto magistrati, sindacati degli inquilini e rappresentanti delle categorie immobiliari, chiamati a misurarsi con il tema degli sfratti, dei tempi della giustizia e delle garanzie per proprietari e locatari.Le conclusioni sono state affidate ad Antonio De Poli. Il messaggio politico è chiaro: senza una strategia nazionale sulla casa non esiste coesione sociale. In un’Italia che invecchia, si spopola e fatica a trattenere i giovani, il diritto all’abitare torna a essere una questione nazionale. Non più rinviabile.