Meta ha integrato in sordina una tecnologia di riconoscimento facciale per i suoi smart glass in un’app scaricata su milioni di smartphone, come emerge da un’analisi di Wired sul software dell’azienda.Il codice, inserito nell’app Meta AI attraverso diversi aggiornamenti nel corso del 2026, mostra che la funzione – che internamente viene chiamata “NameTag” – identifica le persone inquadrate dalla fotocamera degli occhiali smart e, una volta attivata, avvisa chi li indossa quando identifica qualcuno.La presenza di NameTag nella versione già in circolazione di Meta AI dimostra che l'azienda aveva iniziato a distribuire sugli smartphone degli utenti il codice per il riconoscimento facciale, mentre in pubblico lasciava intendere che la tecnologia fosse ancora in fase di valutazione. Nell’aprile 2026 Meta aveva dichiarato che non avrebbe inserito il riconoscimento facciale senza “un approccio molto ponderato”. Wired tuttavia ha scoperto che già a gennaio alcuni componenti centrali del sistema erano stati integrati nel software distribuito a milioni di persone.Il ritorno del riconoscimento facciale negli smart glass di MetaAnche se per il momento non è ancora attiva, NameTag è già presente all'interno di Meta AI, un'app che è stata scaricata più di 50 milioni di volte ed è necessaria per sfruttare alcune funzioni chiave degli smart glass dell’azienda, compresi i modelli Ray-Ban e Oakley. Se venisse attivata, la funzione trasformerebbe i volti ripresi dagli smart glass di Meta in firme biometriche uniche, comunemente note come impronte facciali (faceprint), confrontando poi ciascuna di queste firme con quelle salvate sullo smartphone dell’utente (un database che al momento è configurato per ricevere aggiornamenti da Meta). I volti riconosciuti farebbero scattare una notifica, mentre tutti gli altri verrebbero ritagliati, indicizzati e salvati in una cartella contrassegnata come “in sospeso”.NameTag riporterebbe in vita una tecnologia che Meta aveva dichiarato di aver archiviato nel 2021, quando annunciò che avrebbe cancellato più di un miliardo di impronte facciali appartenenti agli utenti di Facebook, dopo anni di polemiche sul suo sistema di tagging automatico delle foto. Meta ha pagato 650 milioni di dollari per chiudere una class action avviata da utenti dell’Illinois e, nel 2024 ha chiuso una causa con il Texas, legata alla presunta raccolta illegale di dati biometrici, un accordo da 1,4 miliardi di dollari.Il rilancio del riconoscimento facciale da parte di Meta arriva in fase di crescente opposizione pubblica contro l'inserimento della tecnologia nei dispositivi di uso quotidiano, che secondo i sostenitori della privacy metterebbe uno strumento pericoloso alla portata di chiunque, dagli stalker agli agenti anti-immigrazione. Alcuni documenti interni di Meta pubblicati dal New York Times a febbraio mostrano che l’azienda aveva inizialmente previsto di lanciare la funzione in un momento in cui i critici più strenui sarebbero stati concentrati su altro.Secondo l’analisi di Wired, riprodotta in modo indipendente da esperti esterni, tre modelli di intelligenza artificiale che alimentano NameTag sono già stati distribuiti dai server di Meta e ora si trovano sugli smartphone degli utenti. Uno dei sistemi rileva i volti, un altro li ritaglia e un terzo li trasforma in dati biometrici.Per ora l’app contiene solo tracce dell’interfaccia utente, che però lasciano intuire quale forma potrebbe assumere la funzione una volta completata. In una versione dell’app di maggio, NameTag viene presentata agli utenti con un nuovo nome, “Connections”, e con l’invito a “ricordare le persone che hai incontrato”. Non è ancora chiaro quali volti saranno inclusi nel database del sistema, come verranno creati quei profili o quante persone potrebbero essere identificabili attraverso la funzione.Wired ha condiviso i risultati della sua analisi con due ricercatori di sicurezza esterni, che hanno esaminato l’app separatamente e replicato i passaggi chiave del lavoro. Il primo è Cooper Quintin, ricercatore di sicurezza e senior public interest technologist del Threat Lab della Electronic Frontier Foundation, un'organizzazione non profit. Il secondo è un ricercatore indipendente specializzato in sicurezza e privacy, noto con lo pseudonimo Buchodi, che da oltre dieci anni si occupa di reverse engineering di software e tecnologie di sorveglianza.“La funzione non è ancora visibile agli utenti, ma sembra quasi pronta”, dice Quintin. “Nonostante i miliardi di ragioni per non farlo, Meta sembra essersi dotata degli strumenti per trasformare i suoi clienti in una rete di sorveglianza diffusa”.Buchodi ha eseguito ulteriori test (la sua analisi tecnica è disponibile qui). Per verificare se il sistema funzionasse, ha aggiunto alla galleria dell’app una singola impronta facciale, ricavata dal volto del filosofo francese Michel Foucault, morto nel 1984. Dopo aver attivato NameTag con l’immagine di Foucault, l’app ha prodotto una notifica: “Persona riconosciuta”. “I componenti principali di una funzione di riconoscimento facciale sono già presenti nell’app Meta AI usata con gli smart glass”, dice Buchodi. “Manca poco perché diventi una funzione operativa”.I timori per la privacyAd aprile, oltre 70 organizzazioni per i diritti civili e la privacy – tra cui l’American Civil Liberties Union, l’Electronic Privacy Information Center e Fight for the Future – hanno chiesto a Meta di abbandonare NameTag, avvertendo che la funzione permetterebbe a stalker e persone violente di identificare di nascosto sconosciuti negli spazi pubblici. “I nostri concorrenti offrono prodotti di riconoscimento facciale di questo tipo. Noi no”, aveva dichiarato all’epoca a Wired un portavoce della società. “Se dovessimo lanciare una funzione simile, non lo faremmo senza prima adottare un approccio molto ponderato”.Secondo gli attivisti per la privacy, integrando il riconoscimento facciale in una piattaforma di dispositivi indossabili destinata a milioni di persone, Meta potrebbe normalizzare una tecnologia da cui in passato aveva preso le distanze proprio per le preoccupazioni legate alla privacy.“Quando una tecnologia viene introdotta in un ecosistema, contribuisce a definirne norme e standard”, dice Joseph Jerome, ex responsabile delle policy di Meta Reality Labs, dove ha lavorato alle valutazioni sulla privacy dei prodotti di realtà aumentata e virtuale dell’azienda. “Non so come Meta possa distribuire in modo responsabile una tecnologia del genere”.“Al di là di qualsiasi ricostruzione sensazionalistica, i fatti sono semplici. Abbiamo già detto che stiamo esplorando funzioni di questo tipo, e quello che vedete è solo una prova di questa esplorazione”, dice Ryan Daniels, portavoce di Meta. “Non è stato distribuito nulla ai consumatori e non è stata presa alcuna decisione definitiva su cosa fare, ammesso che si faccia qualcosa. Se decideremo di lanciare una funzione di questo tipo, adotteremo un approccio ponderato e lo faremo con piena trasparenza. Una cosa però è già chiara: non stiamo costruendo un database centralizzato di volti”.La revisione del codice condotta da Wired mostra che al momento NameTag è progettato per recuperare le impronte facciali dai server di Meta e conservarle sui dispositivi degli utenti.I precedenti di MetaIl precedente sistema di Meta, annunciato da Facebook nel 2010, analizzava le foto e suggeriva tag per le persone che comparivano nelle immagini degli utenti. Si è rapidamente esteso a più di un miliardo di utenti, diventando uno dei più grandi sistemi di riconoscimento facciale rivolto ai consumatori della storia.La tecnologia è finita sotto esame quasi subito. Già nel 2011, le autorità europee e i sostenitori della privacy negli Stati Uniti avevano messo in dubbio la sua legittimità; erano anche circolati dubbi sul fatto che gli utenti avessero davvero acconsentito alla creazione di dati biometrici. Nel 2019 Meta ha pagato 5 miliardi di dollari alla Federal Trade Commission e al dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per chiudere una causa sulla privacy che includeva anche questioni legate al riconoscimento facciale.Nel novembre 2021, Meta ha poi annunciato che avrebbe chiuso il sistema e cancellato i modelli facciali che aveva creato, citando le crescenti preoccupazioni sul ruolo del riconoscimento facciale nella società. Ma internamente quella decisione non è mai stata interpretata come una rinuncia definitiva, dice Jerome, che è entrato in Reality Labs a metà 2021. “La domanda è sempre rimasta lì: quando torniamo a lanciare il riconoscimento facciale?”.Nel 2025, secondo documenti interni esaminati dal New York Times, Meta aveva in programma di presentare il riconoscimento facciale sui suoi smart glass al pubblico di una conferenza rivolta alle persone cieche, prima di renderlo disponibile a tutti, salvo poi cambiare idea. Ma la tecnologia risponde a un’esigenza reale: alcuni dispositivi esistenti permettono alle persone cieche di identificare i volti che hanno registrato, e uno studio del 2018 condotto su utenti ciechi da ricercatori di Cornell Tech e Facebook ha rilevato che tutti i soggetti coinvolti consideravano importante il riconoscimento delle persone.Meta non ha risposto alle domande su quali tipologie di utenti potrebbero essere identificati attraverso NameTag, sui dati che un giorno potrebbero essere inviati ai suoi server o se la funzione sarà di tipo opt-in. Nemmeno EssilorLuxottica, che produce con il gigante tech gli smart glass Ray-Ban e Oakley, ha risposto a una richiesta di commento.Woodrow Hartzog, professore di diritto della privacy alla Boston University, spiega che le tutele offerte da un eventuale opt-in sarebbero comunque fragili. Presentare la privacy come una questione di scelta individuale è vantaggioso per le aziende, perché non impone limiti reali alla raccolta dei dati e permette comunque alle società di sostenere che il controllo resta in mano agli utenti.“Sappiamo che più questi sistemi vengono distribuiti, più le persone smettono di considerarli qualcosa di eccezionale”, dice Hartzog. “E più li percepiamo come non eccezionali e abituali, più le persone tendono a orientare il proprio giudizio morale sul fatto che sia desiderabile o positivo farsi scansionare il volto. È così che funziona la psicologia umana”.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.
Meta ha già inserito di soppiatto il riconoscimento facciale nei suoi smart glass
Nonostante le dichiarazioni pubbliche, un’analisi di Wired rivela che l'azienda ha integrato la tecnologia nell'app che accompagna i dispositivi











