Pubblicato il: 05/06/2026 – 13:36

CROTONE Oltre mille accessi diretti allo sportello d’ascolto, trenta istituti scolastici presidiati e quasi cinquemila studenti coinvolti. Sono i dati con cui l’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone traccia il bilancio consuntivo del primo anno scolastico del progetto “Discutiamone a scuola”, l’iniziativa su scala regionale finanziata per un triennio in sinergia con l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Ordine degli Psicologi. Si tratta del primo modello strutturato in ambito nazionale volto a inserire stabilmente la figura dello psicologo nelle scuole secondarie per rispondere all’incremento dei disturbi relazionali ed evolutivi tra gli adolescenti, accentuati nel periodo post-pandemico.

Il bilancio dell’Asp di Crotone

La Direzione Strategica dell’ASP di Crotone ha dato attuazione al programma schierando un’équipe dedicata di quattro Dirigenti Psicologi (i dottori Grazia Fabiano, Roberta Murano, Simone Passarelli e Daniela Oliverio), incardinati nell’UOC di Neuropsichiatria Infantile e Adolescenziale dell’Ospedale “San Giovanni di Dio”, afferente al Dipartimento Materno-Infantile diretto dal dottor Antonio Belcastro, con la responsabilità scientifica della dottoressa Maria Martino.«L’andamento di questo primo anno di attività conferma l’importanza di spostare il baricentro delle cure e della prevenzione direttamente nei luoghi di vita dei cittadini, a partire dai più giovani – dichiara il Direttore Generale dell’ASP di Crotone, Antonio Graziano –. Si tratta di un percorso d’avanguardia che è stato fortemente voluto dal Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per dare una risposta organica e immediata a una problematica complessa che coinvolge i ragazzi, le famiglie e l’intero mondo della scuola. La presenza settimanale e continuativa dei nostri psicologi all’interno dei plessi ha permesso di superare le barriere del pregiudizio che spesso rallentano la richiesta di aiuto. L’obiettivo della Direzione Strategica è sostenere un approccio preventivo e non medicalizzante, capace di intercettare precocemente i segnali di disagio prima che possano strutturarsi in patologie o sfociare nell’abbandono scolastico. Questo servizio non si sovrappone, ma si integra e fa da ponte con le strutture sanitarie territoriali già attive».