La terza edizione del Milan Longevity Summit ha riunito a Milano oltre 250 speaker internazionali e più di 300 presenze qualificate tra ricercatori, clinici, istituzioni, aziende, investitori e C-level, con un programma articolato su quattro giornate e dodici settori interconnessi.

L’agenda 2026 ha posto al centro il paradigma One Health, articolando il confronto tra scienza della longevità, economia, policy, lavoro, welfare, capitale umano, città, tecnologie, AI e sistemi produttivi. Il programma ufficiale del Summit è stato costruito attorno a quattro stage – prosperity, vitality, humanity e longevity – con sessioni dedicate, tra le altre, a demografia, One Health, AI, lavoro, finanza, città, prevenzione e medicina della longevità.

Dall’aumento dell’aspettativa di vita alla sfida degli anni in salute: perché la longevità è una questione sistemica globale

“La longevità non è la promessa di vivere 120 anni. È la capacità di ridurre gli anni vissuti in malattia, fragilità e dipendenza. Ed è qui che la scienza incontra la politica, l’economia e l’impresa”, dichiara Nicola Marino, ricercatore, promotore del Milan Longevity Summit e direttore di Aeon Foundation.

Il tema non è più rinviabile. In Italia, secondo Istat, la speranza di vita nel 2024 è stimata a 81,4 anni per gli uomini e 85,5 anni per le donne, mentre le proiezioni demografiche indicano che entro il 2050 gli over 65 passeranno dal 24,3% al 34,6% della popolazione, con una quota di persone in età lavorativa in calo dal 63,5% al 54,3%. Allo stesso tempo, gli anni attesi in buona salute restano molto più bassi della vita media: nel 2024 Istat riporta 58,1 anni di vita attesa in buone condizioni di salute.