Il tempo è l’unico bene che non si può comprare. O almeno, lo era: viviamo nell’era della longevity, la scienza del vivere a lungo e del vivere meglio. Più che un macrotrend – se ne parla davvero ovunque – è la sfida del nostro tempo: l’aspettativa di vita si è allungata e ora la sfida è garantire quanti più anni possibile in salute. Per affrontare questo tema complesso, al centro congressi Allianz MiCo di Milano dal 20 al 23 maggio torna il Longevity Summit, quest’anno incentrato sulla visione “One Health”: l’interconnessione tra salute umana, benessere planetario e resilienza economica.
L’economia della longevità
Il concetto di longevity non interessa solo l’ambito medico-scientifico, ma attraversa trasversalmente ogni settore della nostra società: l’economia, l’urbanistica, il mercato del lavoro. Non c’è da stupirsi che sia diventata la nuova frontiera del lusso. Kering, conglomerato che include marchi del calibro di Gucci, Saint Laurent, Boucheron, Bottega Veneta e Brioni, ha individuato in questo settore un’area strategica e altamente appetibile. L’obiettivo, ha spiegato l’amministratore delegato Luca de Meo, è “esplorare le opportunità all’incrocio tra wellness di lusso e longevità”. Il gruppo ha confermato che investirà nello sviluppo di cliniche di lusso e centri di longevità basati su protocolli scientifici. Secondo McKinsey, la categoria healthy aging/longevity è una delle aree di crescita più rilevanti del (florido) mercato del wellness. Un’analisi di Julius Baer parla esplicitamente di “longevity economy”.








