L’autoproclamato «Campione del carbone» non si smentisce: ora ha deciso di stanziare quasi 700 milioni di dollari per rinnovare e ampliare il parco delle centrali a carbone del Paese - ormai obsoleto perché da tempo ormai si sa che è la fonte di energia che più inquina e che bisognerebbe dunque lasciarsi definitivamente alle spalle - e contribuire alla costruzione di un terminal per l’esportazione di carichi non lavorati sulla costa occidentale. Prima sono arrivate le indiscrezioni rilasciate da un funzionario della Casa Bianca e riprese da Politico, ma poi è arrivata una in questo senso, con Donald Trump che ha annunciato il finanziamento in occasione di un evento nello Studio Ovale.

Per attuare questa misura, il presidente degli Stati Uniti ha previsto di usufruire di una serie di sovvenzioni dirette erogate dal Dipartimento dell’energia Usa ma anche – ed effettivamente sembra una scelta decisamente in armonia con l’idea di sfruttare ancora oggi una fonte di energia così antiquata e inquinante – di ricorrere ai poteri straordinari del Defense production act: questa è infatti una legge speciale risalente all’epoca della Guerra Fredda (per la precisione, è stata promulgata nel 1950) che permette al presidente americano di indirizzare verso diversi comparti, anche inusuali, la produzione industriale per motivi di sicurezza nazionale. «Oggi stiamo compiendo un passo storico per ridurre il prezzo dell’energia e il costo della vita per tutti gli americani grazie al potere del pulito e bellissimo carbone», ha dichiarato Trump dallo Studio Ovale usando la sua solita formula «clean, beautiful coal».