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L'amministrazione Trump ha stanziato quasi 700 milioni di dollari per sostenere la costruzione di nuove centrali a carbone, sostenere quelle già esistenti e realizzare un terminale di esportazione in California. Dietro allo stimolo di questo combustibile fossile ci sono la corsa all'intelligenza artificiale e la sfida con la Cina.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto ricorso al Defense Production Act, una legge del periodo della Guerra fredda legata alla tutela della sicurezza nazionale, per stimolare l’industria americana del carbone: più nello specifico, per costruire nuove centrali elettriche alimentate con questo combustibile, per sostenere gli impianti già esistenti e per realizzare un terminale di esportazione in California, sull’oceano Pacifico.

I fondi pubblici legati al Defense Production Act ammontano a 500 milioni di dollari in tutto. La fetta più consistente di questa somma – cioè 425 milioni di dollari – verrà assegnata a una decina di centrali a carbone, gestite da aziende come Duke Energy, Hallador Energy, Oklahoma Gas & Electric Company e American Electric Power Company. I restanti 75 milioni, invece, saranno spesi per sostenere la costruzione del terminale West Gateway a Oakland, in California, dalla capacità di esportazione stimata di dodici milioni di tonnellate di carbone all’anno: considerata la posizione, l’impianto si rivolgerà principalmente ai mercati asiatici, grandi consumatori di questo combustibile fossile.